Il dibattito appassiona: ma non già sull’importanza di una competizione che per molti anni ci ha fatto sentire grandi anche quando effettivamente non lo eravamo, tanto che accumulando trofei eravamo arrivati ad essere in qualche modo la prima gloria nella classifica delle squadre più vincenti (…). Appassiona di più il mercato e qui c’è tutta la contraddizione dei tempi moderni, tra la vita che vorremmo vivere seguendo chissà quali modelli (…i) e la vita che viviamo, che magari è quella che ci potrebbe dare le migliori soddisfazioni.
La Roma stasera (…) contro il Torino, che rivedremo domenica a campi invertiti in campionato, debutta in Coppa Italia inaugurando così un percorso potrebbe portare alla finale di Roma del 13 maggio a patto però, di superare ostacoli che al momento appaiono difficilmente sormontabili, visto che nella stessa parte del tabellone sono ancora in corsa le due squadre più forti d’Italia, l’Inter (designata avversaria degli eventuali quarti di finale in gara secca fuori casa, ma probabilmente a Monza) e poi eventualmente, il Napoli (…).
Ma resistendo alla nichilista tentazione di farsi compiacere dall’idea di una eliminazione che eviterebbe altri tre impegni complicati tra febbraio e marzo incastrati tra turni importantissimi di campionato, si deve invece ribadire con forza che la Roma debba provare a passare il turno con tutte le sue, anche se ridotte all’osso, forze disponibili, per consolidare quella mentalità vincente che Gasperini attraverso la sua filosofia ha portato in questa squadra come dimostrato plasticamente dall’azione del gol del due a zero al Sassuolo, arrivato due minuti dopo il vantaggio, grazie allo sganciamento profondo in area avversaria di un difensore centrale, mossa che i profeti del calcio conservativo considererebbero blasfema e che rappresenta invece il tratto maggiormente distintivo del calcio di Gian Piero Gasperini.
(…). Bene o Malen, per citare il nostro titolo di ieri, la Roma deve pensare invece al qui ed ora, provando a rinverdire i fasti di una competizione che la squadra giallorossa ha vinto per nove volte in quei tempi antichi in cui il trofeo si cominciava a giocare ad agosto e il campionato talvolta partiva ad ottobre. Ma non è solo sensibilità vintage, la nostra. Non è passatismo. Non è nostalgia. Anzi è lungimiranza. Giocare per vincere ogni partita rafforza la capacità di farlo. Negli ultimi anni oltretutto sono arrivate purtroppo più delusioni che soddisfazioni, ne parla compiutamente Fabrizio Pastore nel suo approfondimento a pagina 11. L’organico, dicevamo, è ridotto all’osso ma neanche il Torino, avversario di giornata, attraversa momenti particolarmente felici nonostante i proclami dell’ex di turno, il ds Petrachi. (…)
FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco











