Ferguson torna in letargo. E con lui tutto l’attacco romanista. Perché la nebbia di Bergamo assopisce. «Stiamo dormendo», sbraita Gasperini mentre guarda i suoi cadere (1-0) sul prato di quello che – fino a una stagione fa – era il suo giardino. Ferguson sbaglia tutto dal fischio d’inizio: stop, appoggi, tiri. Poco dopo il via, spreca un buon contropiede e si fa salvare un tiro a porta sguarnita. Il resto del primo tempo è un copia e incolla di errori banali. Sembra quasi che abbia posticipato la sveglia, l’attaccante irlandese. Che però non ha il tempo di far cambiare idea a Gasperini: al suo posto dentro il collega di reparto Dovbyk. Un’altra bocciatura, quindi. Se dicembre è stato il mese della rinascita (tre reti tra Europa League e campionato), gennaio rischia di essere il suo ritorno al passato. Spento.
L’anno nuovo non sta portando buoni propositi. Non per lui, che Gasperini ha spesso bacchettato: «Gli preferisco Dybala, tutta la vita». E ancora: «Tra i due non c’è confronto sul piano tecnico». Ma neanche per il resto dell’attacco romanista, di nuovo a secco dopo lo sprint nella sfida contro il Genoa. Quei tre gol sono stati un’illusione, quasi un sogno. L’ingresso di Dovbyk è inconsistente. L’immagine della vacuità di un reparto che non riesce a sbloccarsi neanche con la fantasia dei suoi argentini geniali: niente tango sul prato di Bergamo per Dybala e Soulé, che si pestano i piedi e franano contro la difesa tutta muscoli dell’Atalanta. L’affare Raspadori è appeso ancora alla volontà del calciatore, che ha chiesto tempo per riflettere. Ma la Roma va di fretta.
FONTE: La Repubblica











