«Questa sosta così lunga è stata una novità. L’unico precedente è quello dei Mondiali per il Qatar, ma era una cosa diversa. Non ci era mai capitato di fermarci così a lungo, è un esperimento che non mi pare sia piaciuto a molti. Noi, ad esempio, avevamo un numero così ridotto di calciatori per cui non potevamo fare amichevoli. Ormai è andata così, i vertici valuteranno se è il caso di ripetersi». L’impressione è che fermarsi non sia piaciuto nemmeno a Gasperini. Il tecnico, intervistato ieri da Sky nella sua tenuta vinicola ad Asti, ci gira intorno ma spegnere il motore ad una squadra che andava a pieni giri non deve esser stato il massimo.
I dubbi sono leciti: si riprenderà come se nulla fosse accaduto? Qualche perplessità esiste. In tal senso proprio la Roma nella passata stagione, su quattro soste per gli impegni delle nazionali, al rientro ha poi perso tre partite (Torino e due con l’Inter) vincendone soltanto una (con la Cremonese). Ci sono delle incognite per tutti, è vero, che il tecnico si sarebbe però risparmiato.
L’unica buona notizia è che la sosta (che gli regalerà la rosa al completo presumibilmente soltanto venerdì) ha permesso di attutire l’assenza di Cristante, fermo per un problema al collaterale. Salterà Como, possibile anche un recupero in extremis per la gara di Champions con il Real Madrid. Da domenica in poi, inizierà un mese lunghissimo, ricco di partite (9) dove il turnover sarà fondamentale: «I cinque cambi aiutano in questi tour de force, anche se quattro sono significativi e l’altro meno. Il dispendio energetico è comunque notevole. Per gli allenatori la gestione non è così complicata, puoi ruotare più giocatori e utilizzare tutta la rosa avendo così meno problematiche. Lo svantaggio sono solo gli infortuni, giocando tante partite il pericolo di stop aumenta».
Qualche settimana fa aveva parlato apertamente di coraggio. Sì, perché ad inserire Malen e Dybala nelle rotazioni si fa fatica. Anche per un decisionista come lui. Ma servirà anche questo per andare avanti: «Donny doveva recuperare da un problema e sta bene. Paulo si sta allenando, lo vedo felice, ha voglia di giocare». Si riparte da Como, campo dove la Roma non ha mai vinto: «Chi segue il calcio apprezza la loro evoluzione. Non è solo figlia di investimenti di una proprietà facoltosa ma anche per la qualità del gioco che esprimono. Una miscela di componenti che fa sì che il Como sia accreditata tra le migliori del campionato. Scudetto? Non lo so, l’Inter è superiore a tutti. Però il Como sta sicuramente tra quelle che possono giocarsela».
Nel frattempo, la Champions avrà detto molto. Tra poco meno di una decina di giorni, l’Olimpico è pronto a riabbracciare Mourinho: «È una persona speciale, e persone così ottengono successi oltre a quelli del campo. Qui ha vinto una Conference e giocato una finale, in campionato magari ha fatto meno ma è una persona che è stata apprezzata dalla tifoseria e vuol dire che ha davvero qualcosa di speciale». Come lui, arrivato tra lo scetticismo generale e ora plenipotenziario anche negli affetti a Trigoria: «Essere riuscito a riapprezzare da una piazza che mi ha accolto da rivale e quindi con un po’ di scetticismo. Questa per me è stata una grande gratificazione». La prossima sfida riguarda i Friedkin: «Vengono poco a Roma, ma hanno messo qui Galantic che fa ora da collegamento stretto tra la Roma e loro. Il mio obiettivo è riuscire a coinvolgerli molto di più. Riportare maggiore presenza in vista del centenario e del nuovo stadio è un mio obiettivo».
FONTE: Il Messaggero











