Non era una partita semplice, era una trappola. Presentarsi all’Olimpico in piena emergenza, con la fatica della Champions ancora addosso e al cospetto di un Genoa rivitalizzato dal successo sulla Fiorentina avrebbe impensierito chiunque. Eppure la Roma di Gian Piero Gasperini, alla 300esima vittoria in Serie A, ha dimostrato di avere la dote che conta in questo momento della stagione: la capacità di reagire in una serata potenzialmente critica trasformata in una celebrazione della linea verde con i gol di Castro e Lulli. E proprio sull’invenzione dell’argentino che ha sbloccato il match il tecnico si è soffermato: “Me l’ero persa in panchina, è una prodezza straordinaria. Non era per niente una partita facile. Nel primo tempo è stata dura prendere le misure contro un buon Genoa. Avevamo una squadra giovanissima in campo, ma sono stati tutti bravi”.
E una frecciatina l’allenatore l’ha pure riservata a José Mourinho (“Loro sono morti, non possono giocare con quell’intensità per 90’…”, aveva detto il portoghese nel dopo gara): “Non avevo alcun dubbio sulla reazione dopo la rimonta subita col Real. So quanto è straordinario questo gruppo. È stato devastante perdere in quel modo, ma abbiamo anche molta consapevolezza. Strameritavamo di vincere e ce la siamo complicata in 7′ per tre calci d’angolo. Non ci stavano dando alcun pericolo e questo ci ha dato tanto fastidio perché hanno segnato su tre angoli che non erano frutto del gioco e di niente. Ho cambiato tanti giocatori ma ero sicuro che oggi non avremmo fallito, anche se il Genoa sul piano tecnico non avrà i campioni del Real, ma tatticamente ci ha creato più problemi”.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











