Gol, corsa e spettacolo. Centottanta minuti che sono il manifesto del calcio di Gasperini. Otto reti segnate senza subirne contro avversari sicuramente «allegri» in fase difensiva ,ma che nulla tolgono ai meriti di una squadra che dalla scorsa primavera sembra non essersi fermata mai. Lo raccontano i numeri, sette vittorie di fila dal 25 aprile ad oggi tra le ultime cinque del campionato scorso e questo avvio, ma anche il campo. Sia con la Fiorentina che lunedì a Lecce si è vista una squadra aggressiva, quasi feroce nei recuperi palla e con tanta fantasia e il giusto killer instinct negli ultimi venti metri. Corse a tutto campo e una capacità di invadere lo spazio avversario che hanno fatto divertire il pubblico dell’Olimpico così come quello del Via del Mare. Spettacolo e intensità che fanno della Roma, dopo due giornate appena è chiaro, l’antagonista dell’Inter più convincente. Anche se adesso arriveranno i veri esami tra cui proprio il big match con i campioni d’Italia che chiuderà questo segmente iniziale della staigione.
Fisionomia chiara e uomini al posto giusto, anche grazie a una panchina più lunga. La catena di sinistra, visto anche come si è chiuso il mercato, resta certamente una zona poco rinforzata e povera di alternative, ma la Roma in campo suona uno spartito difficilmente contrastabile per gli avversari. E i tenori, ovviamente, restano quelli. Malen sul terreno verde appare come una creatura più vicina al divino che all’umano. A Lecce sforna una doppietta dopo il tris del primo turno (capocannoniere a quota 5 dopo le prime due partite) ma ne poteva fare almeno altri tre. Primo controllo devastante e di qualità altissima, accelerazione incontenibile nei primi metri e senso del gol da bomber consumato. E pensare che con l’Olanda si ostinano a farlo giocare esterno, che spreco. Ma in Puglia il quattordici giallorosso ha impressionato anche per la determinazione nei recuperi, con rincorse all’indietro che mostrano anche un gran senso del sacrificio.
Poi c’è Dybala. Ancora da affinare la mira, ma per il resto c’è da stropicciarsi gli occhi. Gasperini lo tiene in campo più degli altri e ha i suoi motivi per farlo. Accentratore totale della manovra e ancora capace di giocate che illuminano e, soprattutto, risolvono. «Tripletta» di assist all’esordio e un’altra gara concreta nel posticipo salentino dove è mancato solo il gol. Guai a dimenticare, però, lo scheletro dell’undici di Gasp. Da Mancini, passando per Koné fino agli esterni. La solidità del reparto difensivo, svarione nel primo tempo di Lecce a parte, si conferma in linea con la prima stagione «gasperiniana». E la guida resta il leader più carismatico della squadra, in un reparto dove oltre al carattere di Hermoso si è aggiunto anche Balerdi che ha poco da invidiare ai colleghi in quanto ad attributi.
Manu Koné sembra tornato ancora più dominante da un Mondiale che l’ha visto protagonista mentre sulle corsie oltre all’instancabile Wesley (che di classe ne ha da vendere) si è aggiunto il giovane Lulli. Personalità e gran passo che hanno convinto il tecnico a puntarci forte, anche in questo caso a ben ragione. Un viaggio appena iniziato ma che promette davvero molto bene. Allacciate le cinture, dunque, questa Roma vuole andare forte.
FONTE: Il Tempo – L. Pes











