Nel calcio esiste un dolore particolare, che non assomiglia agli altri. Non è il magone della sconfitta, non è nemmeno il tutto al cuore del gol subito all’ultimo minuto, neanche il chiodo fisso di quella partita destinata a complicare un’intera stagione. È qualcosa di più sottile, più intimo: è quella puntura che si percepisce quando a ferirti è uno dei tuoi. Alla Roma e ai romanisti è successo decine di volte. La storia giallorossa, quando si apre il capitolo degli ex, è costellata di gol. Ma quello avvenuto domenica a Genova è qualcosa di più. Un figlio di Roma, capitano e bandiera, come Daniele De Rossi, batte una «parte della vita e del cuore» in 90 minuti che rischiano di diventare fatali per le ambizioni europee di Gasperini e dei suoi ragazzi.
Per passare in rassegna gli altri dolori giallorossi, bisogna consultare gli almanacchi della Serie A. Uno dei più gravi resta quello legato al nome e al mito di Agostino Di Bartolomei, capitano del secondo scudetto e uomo che nel cuore di molti romanisti trova lo stesso spazio sentimentale riservato all’icona Francesco Totti. Quando nel 1984 affrontò la Roma con la maglia del Milan a San Siro, “Ago” segnò e festeggiò con una rabbia che Roma non aveva mai visto. Non era solo un gol: era una rivalsa. Per essere stato messo da parte troppo in fretta, ferito nella fede. L’Olimpico non lo perdonò e mesi dopo lo accolse con una durezza che racconta quanto possano essere complicati certi amori. Più malinconica, ma non meno dolorosa, fu la ferita lasciata da Roberto Pruzzo. Il bomber dello scudetto del 1983, l’uomo dei gol sotto la Sud, nell’estate del 1989 si trovò davanti alla Roma con la maglia della Fiorentina.
Spareggio per la Coppa Uefa, campo neutro di Perugia. Cross al centro e stacco imperioso: uno di quei gol “alla Pruzzo” che per anni avevano fatto saltare i romanisti sui seggiolini dell’Olimpico. Solo che quella rete, mandò in Europa la Fiorentina e rispedì la Roma nella capitale a mani vuote. Poi ci sono gli ex che fanno male senza nemmeno il bisogno di fare gol. Marco Storari, cresciuto nel vivaio giallorosso e tifosissimo, non ha mai giocato in prima squadra. Ma i romanisti lo ricordano per la sera del 25 aprile 2010. Una notte tragica: 90 minuti più recupero di parate straordinarie con la maglia della Sampdoria e scudetto sfilato con la compartecipazione decisiva di Antonio Cassano a mister Claudio Ranieri.
Impossibile, poi, non citare Daniele Conti. Figlio di Bruno, monumento romanista, sembrava destinato a restare a Roma accanto a Totti. Nulla da fare. Divorzio e trasferimento a Cagliari, dove Conti è poi diventato il calciatore simbolo che sognava di essere in giallorosso. Scontato l’esito della separazione: cinque gol contro la Roma. Tra gli ex del settore giovanile c’è anche Matteo Politano, due scudetti con il Napoli e nemmeno un minuto con la maglia della Roma. Due le reti contro i giallorossi: la prima con il Sassuolo nel 2015, la seconda al Maradona nel 2020. A quota 4 è invece arrivato Gianluca Caprari, mentre Marco D’Alessandro e Simone Pepe si sono fermati a uno. Da romanisti, senza infierire troppo sui sogni dei tifosi capitolini.
FONTE: La Repubblica











