«Gli hanno messo la Champions in tasca e ho pagato io». Quella di Allegri alla Roma è un’accusa sgangherata e falsa. Un tentativo risibile, che non gli fa onore, di scaricare su altri colpe e responsabilità proprie, rese evidenti dai numeri impietosi che lo scorso anno hanno portato a uno dei più clamorosi flop calcistici che si ricordi. Il Milan di Allegri infatti, senza l’impegno delle coppe, si era ritrovato a lungo secondo in classifica pur senza brillare mai per gioco. Ancora a cinque giornate dalla fine vantava otto punti in più della Roma.
L’unica cosa che gli impedì di centrare la Champions non furono presunti aiuti che la Roma non ebbe ma questo fallimentare score: nelle ultime dieci gare ne perse sei, vinse tre e pareggiò una: 10 punti in 10 gare, media da zona retrocessione. Nelle ultime quattro gare a San Siro fece un punto. Gli sarebbe bastato pareggiare l’ultima in casa col Cagliari già salvo per arrivare quarto, invece perse e fu scavalcato dal Como.
A fine gara il suo presidente, Cardinale, non scrisse una vibrante lettera di protesta alla Figc per errori arbitrali a favore della Roma, ma una di licenziamento in tronco inviata a lui, all’ad Furlani e al ds Tare. Questo inizio a Napoli non promette molto meglio per Max: 11 punti in 8 partite. Nelle ultime 18 gare in A alla guida di due grandi squadre, Allegri ha perso 9 volte e collezionato 21 punti (1,16 a gara). Per inciso, nella bella partita di Napoli la Roma non ha ricevuto alcun favore arbitrale. A volte «un bel tacer non fu mai scritto».
FONTE: Il Corriere della Sera











