Sabato pomeriggio, nella città di Claudio Baglioni: non può che essere un appuntamento romantico. Ma poi si sa che l’amore fa anche male. È già una storia importante, quella tra Roma e Inter, le uniche a punteggio pieno, forse le uniche già strutturate e pronte.
Eppure, tra la capitale politico-istituzionale d’Italia e quella economico-finanziaria, tra Milano che ha San Siro e Roma che ha l’Olimpico, i due templi della Nazionale, è stata di rado una faccenda tricolore, e meno che mai tra Roma e Inter: si sono contese il titolo per davvero appena tre volte in cent’anni. Le vie consolari degli scudetti sono semmai quelle che uniscono Torino a Milano e Torino a Roma, naturalmente con altre svariate incursioni.
Gli incroci aumentano i desideri, anche tra i due allenatori, Chivu tricolore alla prima vera occasione, Gasperini che lo vorrebbe diventare prima dei 70 anni, lui che è il più esperto sulle panchine di A. Chivu, ex giallorosso. Gasperini, ex nerazzurro dove fallì in un istante, il pozzo buio di una carriera magnifica ma incompleta: cercherà come minimo una rivincita contro chi lo mise in dubbio e poi da parte. Li dividono 22 anni e svariate vite, per non dire dei sogni e dei risvegli. Se un ricordo non è condiviso vale la metà, lo sappiamo tutti.
Ed è curioso l’ampio pantheon comune tra Inter e Roma, non solo i due comandanti in panchina ma personaggi di peso assoluto come Mourinho, immane e immanente, l’ultimo ad aver vinto in Europa con le due squadre (e restando ai tecnici Helenio Herrera, Ottavio Bianchi, Claudio Ranieri, Luciano Spalletti), ma anche Batistuta e Cassano, Samuel e Nainggolan, Pizarro e Mai-con, Lukaku e Dzeko, Delvecchio e Di Biagio, e forse non tutti ricordano che il grande Roberto Pruzzo, ligure di nascita, era cresciuto nelle giovanili dell’Inter. Come Zaniolo, che ha dato alla Roma la Conference League.
Nel 2008 la Roma a Catania era campione d’Italia a 45′ dalla fine, poi Ibra a Parma salvò l’Inter di Mancini e il suo secondo scudetto. E nel 2010 Ranieri superò ad aprile il carissimo nemico Mourinho, finché Pazzini in blucerchiato non levò di mezzo i romanisti con una doppietta (l’anno seguente diventerà interista pure lui, dopo esserlo stato ad honorem qualche mese prima). Nell’ultimo campionato due vittorie dell’Inter, una assai larga, 5-2.
Sabato pomeriggio (a proposito, Baglioni tifa Roma), le due capitali capitalizzano. Hanno argomenti vecchi e nuovi: da una parte il classico Lautaro Martinez e l’altro Martinez, Josep il portiere in imbarazzo, ma pure l’aitante Pio Esposito e Thuram, in risalita post mondiale; dall’altra, l’olandese volante che prima segna e poi fa tutto il resto, accanto a Dybala che lo innesca (complementari perfetti), ma anche Pisilli che è ovunque e arriva dallo storico vivaio, anche il nuovo centrale Leonardo Balerdi, argentino pressoché marsigliese non di primo pelo, ma affidabile. Un vortice, forse un vertice.
FONTE: La Repubblica











