Paradossi del calcio: si può sostanzialmente controllare (per un tempo dominare) un avversario come ha fatto ieri la Roma col il Fenerbahce e contemporaneamente ringraziare la sorte (per la traversa) e Svilar (per un paio di parate) per aver portato a casa il primo punto nella prima giornata della fase campionato della Champions League 2026-2027. Il pareggio è figlio delle reti di Cristante, nella parte finale di un tempo in cui la Roma ha giocato piantata nella metà campo avversaria, lasciando loro solo un paio di tiri agli esterni lanciati in uno contro uno, e del pareggio all’inizio della ripresa di Brown, un anarchico che ha gettato scompiglio nella difesa della Roma con un movimento a tagliare alle spalle di Rensch che lo ha fatto poi trovare lì nel prosieguo dell’azione, e così è entrato nella sfera di controllo di Mancini che però a un certo punto si è trovato davanti anche Greenwood (mollato da Wesley) e ha fatto una scelta che non ha funzionato, perché ha provato a chiudere in avanti lasciando la marcatura, e Greenwood è stato bravo a spostare la palla per il connazionale che davanti a Svilar ha avuto la freddezza di scavare la palla rimettendo in equilibrio una sfida che pareva segnata.
Perché la mentalità della Roma non cambia mai, non è previsto, non può cambiare, è proprio un altro mondo quello di Gasperini. Non c’è da speculare, non c’è alcuna superiorità numerica da ricavare sul campo, è 1 contro 1 sempre e comunque, che si giochi col Trastevere e con il Real Madrid, prossimo avversario di questa Champions, il 14 ottobre. Il dubbio poteva essere semmai sullo schieramento avversario, perché da quello discende il sistema di gioco della Roma, che può essere considerato ormai un orpello, perché ciò che conta veramente è il modo di attaccare e il modo di difendere. Alla vigilia, per esempio, Gasp ha deciso di mandare in campo Soulé e Rensch (e non magari chi era considerato la loro alternativa, Mora e Molina) non tanto per premiare la squadra che questa Champions se l’è guadagnata l’anno scorso sul campo, quanto per le soluzioni che questi giocatori gli avrebbero permesso di trovare sul campo a prescindere dal sistema di gioco degli avversari. Il Fenerbahce era stato infatti accreditato di un possibile 4231 molto offensivo, tanto da diventare in certi momenti anche un 424, con tre giocatori offensivi dietro Muriqi.
Così, nel dubbio, Gasp ha scelto l’esterno più difensivo che ha (Rensch, appunto, invece di Molina o Lulli) e Soulé, che gli avrebbe consentito al limite di giocare anche con il 442, tenendo appunto l’olandese con i soliti tre centrali sui quattro giocatori più offensivi, allargando Soulé a destra e Wesley a sinistra sui terzini e accoppiando i due centrocampisti Cristante e Koné sui mediani con il compito per le due punte Dybala e Malen di schermare solo la prima impostazione sui due centrali. Ma Kartal ha scelto uno schieramento più prudente, con tre centrocampisti di contenimento (il vecchio ma ancora efficace Kanté con Yuksek e Elmaz), lasciando avanti tre punte (Greenwood a destra, Akturkoglu a sinistra, l’ex laziale Muriqi davanti), così Gasperini ha messo Soulé come trequartista centrale, lasciando i tre difensori sui tre attaccanti, per il 3412 più facile da leggere. Per affrontare la Roma di Gasp, e uscire dalla morsa delle marcature personalizzate, bisogna inventarsi però qualcosa: e spesso l’idea più banale è quella di sfruttare i lanci del portiere sull’attaccante centrale, sperando nelle sue sponde di scarico ad innescare magari le percussioni dei centrocampisti e i tagli degli attaccanti esterni. Così ci ha provato e un paio di volte ci è persino riuscito, il poco stimato tecnico turco, che a fine partita ha stupito tutti i giornalisti annunciando le sue dimissioni: all’11’ è stato Greenwood a guadagnarsi il duello in velocità con Mancini, culminato con un tiro neutralizzato da Svilar. Stessa sorte ha avuto un minuto dopo il destro di Akturkoglu.
Ma era la Roma a fare la partita, fissa nella metà campo avversaria a palleggiare, e pronta alla feroce riaggressione ad ogni palla momentaneamente persa. Così, ad esempio, Koné ha servito a Dybala la prima palla gol romanista pulita al 21’, ma Paulino non è riuscito a portarsi la palla sul sinistro e ha concluso di destro in maniera meno chirurgica, chiamando Ederson alla respinta di pugno. Con una difesa tanto ostinata e tanto bassa, la Roma non è riuscita a trovare i varchi giusti nei quali scatenare i suoi attaccanti ed è stato costretta ad un lunghissimo possesso palla (58% alla fine) che non ha prodotto equivalenti occasioni da gol. Al 34’ Soulé ha pescato bene Mancini sul secondo palo, crossando da destra col sinistro, ma il difensore è stato sin troppo generoso a cercare la sponda di un compagno, vanamente, invece di cercare l’angolo per la conclusione vincente. A indirizzare la partita ci ha pensato così Cristante, al termine però di una magnifica azione di Malen che ha saltato quattro uomini risalendo la corrente da sinistra verso destra prima di scaricare il pallone al compagno, che visto lo spazio aperto proprio dall’olandese ha spostato ancora un po’ la sfera prima di calciarla forte in diagonale, a spegnersi dentro l’angolino alla destra di Ederson, inutilmente proteso.
Come già accaduto con l’Atalanta, però, la Roma è rientrata in campo con la sufficienza di chi pensa di avere ormai l’avversario in pugno, e il caso ha voluto che esattamente al 3’ minuto, proprio come sabato in campionato, venisse punita. A sfruttare vecchi difetti delle marcature personalizzate ha pensato Archie Brown, il terzino sinistro dei turchi, che dopo aver tagliato alle spalle di Rensch per un’azione precedente si è fermato dalle parti dell’area in posizione di centravanti, ingannando Mancini come già raccontato. E sull’1-1 i padroni di casa hanno ritrovato vigore, scuotendo dal torpore anche i 40.000 del Sukru Saracoglu, ormai rassegnati alla brutta figura. E il giochino delle marcature da far saltare è piaciuto tanto anche a Kanté che a un certo punto si è ricordato dei bei tempi del Leicester e dopo aver lasciato sul posto Cristante nella sua trequarti campo è partito dritto verso la porta trasformando la superiorità numerica iniziale in un vantaggio portato fino all’area romanista, con assist perfetto per Muriqi, ipnotizzato anche lui da Svilar nell’uno contro uno. Koné ha chiesto allora il cambio a Gasperini e Pisilli ha preso il suo posto, subito dirottato dal tecnico proprio sul folletto francese.
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FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco











