Mamma mia Mati, corri dalla tua gente, gente che urla, gente che piange, gente che esulta, lo stadio ribaltato come l’Atalanta, gente che si rivolge al cielo, al campo, a Gasperini. Corri Mati che è la tua gioia e pure la nostra, corre pure Gasp, corrono tutti sotto la curva, è un gol pesantissimo, sono altri tre punti che valgono la vetta della classifica con l’Inter, per quanto può contare alla terza giornata, e in attesa che la giornata si completi, eppure c’è il profumo di qualcosa d’importante se si vince anche così, al 93’ di una partita stregata, proprio contro l’Atalanta che una volta ti schiacciava e ieri è stata schiacciata per 95 minuti nella propria porta, eppure era in vantaggio 1-0 al 90’, prima della capocciata a pallonetto di Hermoso e del gran gol di Soulé, dopo 36 tentativi in tutti i modi, un gol annullato, un palo e una traversa, tiri di Malen, di Dybala, di Castro, di Soulé, di Mora e di Koné e di Cristante, di Wesley e di Lulli, di Molina, Mancini, Ndicka, Hermoso, e poi Balerdi (grandissimo esordio) e Ghilardi (grandissima conferma): mancava solo Svilar.
Lontani i tempi in cui l’Atalanta veniva da queste parti a dominare, qualsiasi fosse l’allenatore della Roma (forse solo Mourinho aveva trovato l’antidoto), quando la loro guida era Gasperini e davanti i giallorossi si ritrovavano sempre 10 ossessi pronti a difendere il proprio portiere lontanissimo dalla porta. Proprio come accade adesso a maglie invertite. Sarri sta provando a far dimenticare Gasp, parte dal 433 didatticamente perfetto, l’embrione di una rivoluzione che fatica comunque ad attecchire da quelle parti della Lombardia, abituati com’erano alle prodezze del recente passato e che ieri si sono ritrovati di fronte. Davanti a Carnesecchi, Bellanova, Kossonou, Scalvini e Kolasinac, tornati ad essere giocatori normali, con Samardzic, Gaetano ed Ederson in mezzo al campo, De Ketelaere, Scamacca ed Elmas davanti, con i nuovi arrivati Kessié e Rowe in panchina, al fianco dell’ex oggetto del desiderio romanista Raspadori che disse per fortuna di no a gennaio favorendo poi l’arrivo di Malen, che adesso guida l’attacco romanista con Dybala al fianco e Mora alle spalle, nello schieramento con un trequartista e due punte che vedremo spesso per l’attitudine alla difesa a 4 ritrovata in serie A e sempre diffusa in Europa (anche giovedì il Fenerbahce, per dire).
Gasp gioca così, anche se in tanti ancora incredibilmente non se ne sono accorti e continuano a vedere la Roma col 3421, che invece adotta contro le difese a tre. In mezzo i collaudati Cristante e Koné, sulle fasce i confermatissimi Wesley e Lulli, dietro il trio dei titolari Mancini, Ndicka ed Hermoso, in porta ovviamente Svilar. Impressionante il tabellino già a fine primo tempo: 17 i tiri dei romanisti, a 1, 63% il possesso palla, 1,37 gli expected goal, a 0,07, ma zero gol reali, misero eppure significativo raccolto di una frazione giocata in una sola metà campo. L’unica volta che i nerazzurri hanno messo fuori la testa è stato per il destro di Scamacca al 32’ appena dentro l’area, dritto tra le braccia di Svilar. Ha avuto molto più da fare Carnesecchi invece, con la Roma pericolosa già dopo 12 secondi, con la prima incursione di Dybala faticosamente rintuzzata, direttamente sul calcio d’inizio (curiosità: adesso lo schema d’avvio prevede un lancio lungo di Svilar e non più di Ndicka).
L’ultimo pericolo è stato al 42’, con un cross ancora di Dybala per Mora, faticosamente tenuto nell’occasione da Kossonou, quando la palla sembrava poter terminare giusta sulla testa del portoghese tascabile. In mezzo un diluvio romanista, con occasioni a ripetizione sventate da un Carnesecchi in serata di grazia e a volte sbagliate per concitazione. Ecco l’elenco: al 14’ c’è stato il primo miracolo di Carnesecchi, a respingere in volo un colpo di testa di quelli che si dicono a botta sicura di Mancini, pescato perfettamente solo sul secondo palo da Mora; al 21’ la porta di Carnesecchi è stata violata, con un corner corto di Dybala che ha scaricato all’indietro per Koné che ha trasmesso in area a Mancini che a sua volta ha girato a Ndicka per il gol del vantaggio, annullato sul campo per un fuorigioco poi confermato dal Var.
Al 24’ ci ha provato Mora dopo un bel dialogo con Soulé: il ragazzino ha numeri, il destro è delicatissimo, ma da buon portoghese non disdegna neanche la lotta. Al 26’ lui stesso ha chiuso un bel triangolo con Wesley, ma ha ottenuto solo un corner (alla fine saranno 14), al 30’ ha provato da solo ad andare dritto per dritto dalla trequarti, ma il tiro è finito fuori. Al 34’ è stato Hermoso a crossare da sinistra per Dybala che di testa non ha impensierito troppo Carnesecchi; al 40’ è stato ammonito Gasperini già esasperato per il lento conteggio dell’arbitro ai ritardati rinvii di Carnesecchi e poi dalla prassi del guardalinee che non segnalava in tempo fuorigioco evidentissimi anche dalle tribune. Al 40’ un’altra clamorosa occasione l’ha avuta Malen, bravo a rientrare sul destro dopo aver ricevuto la palla in sovrapposizione da Wesley, sulla respinta di Carnesecchi Gaetano ha travolto Mora, ma l’arbitro Colombo ha dato la colpa solo alla diverse stazza dei due, non ad una presunta scorrettezza, poi al 42’ il già citato salvataggio di Kossonou sempre su Mora.
All’alba del secondo tempo è successo qualcosa di imprevedibile, almeno a giudicare l’andamento della gara dei primi 45 minuti. Sarri ha levato Scamacca, e vabbè, ci stava perché Ndicka se l’era praticamente messo nel taschino, e ha inserito Krstovic che praticamente alla prima palla giocabile ha indovinato un bel taglio in profondità per De Ketelaere che ha tenuto distante Hermoso e ha scaricato all’indietro un pallone che forse sarebbe stato facilmente spazzato da Koné, se non fosse stato per Ndicka che ha provato a fermarlo ma l’ha lasciato lì, Gaetano s’è avventato ma Mancini l’ha anticipato, ma poi è arrivato Ederson e con un destro ciclonico ha piegato le mani a Svilar. Beffa clamorosa, con la prospettiva da lì in poi di dover giocare con lo spettro degli spazi che l’Atalanta avrebbe potuto sfruttare, e un secondo gol avrebbe configurato una sicura sconfitta.
Con il caldo e l’umidità dell’Olimpico, in questa estate che sembra non voler finire mai, non la migliore delle prospettive. E infatti la Roma ha sbandato. Ma non subito: al 9’ uno scambio Dybala-Mora da calcio d’angolo ha mandato al tiro da buona posizione Koné, neutralizzato ancora da Carnesecchi. Gasperini ha provveduto allora al solito cambio post intervallo: dentro Molina per Lulli e Soulé per Mora.
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FONTE: Il Romanista – S. Lo Monaco











