Ho assistito a una signora partita. Una di quelle che non si vedono tanto spesso dalle nostre parti. Bella, verticale, intensa, il pallone che scorre veloce. E generosa di gol. Ho visto due squadre ben fatte, disegnate sull’avversaria, una con un centravanti vero, Malen, l’altra con un’ipotesi, David. Ma ho visto anche la Roma buttarsi via in venti minuti dopo che s’era costruita la vittoria pesante, il successo che avrebbe potuto demolire le speranze juventine (…).
Roma-Juve è stata molto più di quello che ci aspettavamo: Gasperini non ha sbagliato una scelta, Spalletti ha indovinato quelle decisive pretendendo la soluzione dalla panchina, da Boga e Gatti, uno che è abituato al gol nei minuti conclusivi.
La più delusa è evidentemente la Roma, ma dal risultato, non dalla prestazione: eccellenti quelle di Pisilli e Koné, di livello la prova di Malen che se fosse arrivato ad agosto, e non a gennaio, avrebbe assicurato almeno 7, 8 punti in più a Gasperini.
La montagna di gioco ha partorito il topolino, da una partita di notevole spessore è infatti uscito un 3-3 che non cambia i destini delle squadre, pur modificandone le posizioni in classifica: la Roma è stata staccata dal Napoli, la Juve sorpassata dal Como che a questo punto ha tutte le carte in regola per giocarsi il quarto posto.
Mi ripeto volentieri: visto quello che di solito passa il convento dei frati fantacalcistici della Lega, devo elogiare il lavoro dei due tecnici: hanno saputo dare un senso compiuto, e non solo tattico, alle squadre che allenano. Anche sul piano del carattere i progressi sono evidentissimi: soltanto pochi giorni fa, ad esempio, la Juve è riuscita a segnare due gol in inferiorità numerica prima di spegnersi nei supplementari (…).
La Roma è stata addirittura esaltante quando ha raggiunto il 3-1, le è mancata la difesa al momento di chiuderla, il reparto che abbiamo a lungo considerato il suo punto forte. Prima dell’arrivo di Malen che tutto ha riequilibrato.
FONTE: Il Corriere dello Sport – I. Zazzaroni











