Se la Roma è una sfidante credibile per l’Inter sulla strada per lo scudetto, nella corsa al nuovo stadio è sicuramente in vantaggio. Non è detto che vinca, ma Milano al momento è dietro. La differenza l’hanno fatta un paio di condizioni. Intanto i club romani hanno scelto di fare ciascuno il proprio impianto, mentre Inter e Milan sono arrivati alla conclusione di farlo assieme, dopo aver esplorato la possibilità di farlo da soli, senza venirne a capo. Una volta finiti entrambi, averne la piena proprietà sarà un vantaggio considerevole per la Roma, rispetto alle due milanesi.
La seconda condizione di cui si sono giovati i Friedkin è la testardaggine con cui il sindaco Gualtieri ha voluto portare a compimento una delle promesse fatte durante la campagna elettorale. Ha disboscato una foresta di ricorsi, alcuni pretestuosi e a tutela di interessi a dir poco opachi con pazienza e determinazione. Al di là di chi arriverà prima, che è un dettaglio significativo solo simbolicamente (ma i simboli sono importanti), la questione degli stadi è certamente centrale nella rifondazione del calcio italiano. Insomma siamo ancora nelle retrovie del calcio continentale.
Anche per quanto riguarda gli stadi. L’ha ripetuto Ceferin, presidente Uefa, alla Gazzetta nei giorni scorsi: non sono all’altezza della storia calcistica italiana. Ha per la verità calato questa considerazione in un contesto allarmato, tanto da considerare perfino l’ipotesi che gli Europei vengano tolti all’Italia. Non credo si arrivi a tanto, perché sono convinto che la Federcalcio superi alla fine la fase di turbolenza istituzionale. Ma non sarà a costo zero.
FONTE: La Gazzetta dello Sport – Sportweek – S. Barigelli











