Lo scorso anno, intorno alla fine di novembre, a Roma spuntò un murale che rappresentava Gian Piero Gasperini in versione Harry Potter, alle prese con una pozione magica fatta di cuore, grinta e sudore. Tutti ingredienti che il tecnico della Roma ha conservato e che continua a mescolare nel suo pentolone magico, quello con cui ha messo in piedi la partenza speciale di questa stagione, la migliore della sua carriera insieme a quella del 2020/21 con l’Atalanta. Quel murale spuntò a Garbatella, da sempre una delle roccaforti del tifo e della passione giallorossa. Ma oggi è un po’ tutta Roma a sognare, non solo quei quartieri intrisi di sangue romanista. E forse sogna anche lui, proprio Gasperini, l’artefice di questo momento magico. Gasperini oggi se non è il miglior allenatore d’Italia poco ci manca. E la sua mano nell’allestimento della rosa si vede. Ad iniziare, paradossalmente, da quei meccanismi di coperture e aiuti che hanno riportato la Roma ad avere una difesa di ferro, lui che punta sempre sul gioco d’attacco. Un solo gol subito in tre partite e una solidità simile a quella della scorsa stagione, quando la Roma arrivò ad essere a lungo la miglior difesa d’Europa.
La rosa, che è più corta della scorsa stagione ma paradossalmente più lunga, sta già dando risposte. Già, perché se numericamente i giocatori a disposizione di Gasperini sono meno dell’anno passato (…), le opzioni di scelta sono invece aumentate. Di fatto, rispetto alla rosa che ha chiuso la stagione passata sono andati via dieci giocatori (Tsimikas, Angelino, Ziolkowski, El Ayanoui, Zaragoza, El Shaarawy, Venturino, Ferguson, Vaz e Dovbyk) e ne sono arrivati sei (Koulierakis, Belardi, Mora, Castro, Molina e de Roon). Ma la bilancia per Gasp pesa molto di più dalla sua parte, visto che chi è arrivato vale i titolari o quasi. Di fatto la rosa si è ristretta allungandosi. E questo aiuterà il tecnico anche nelle rotazioni che da qui a breve sarà costretto a fare, tra campionato e Champions. E poi c’è l’entusiasmo della gente, dei tifosi, di una piazza che è tornata a sognare davvero ad occhi aperti. L’Olimpico può diventare un fattore importante, se non decisivo. Anche contro l’Atalanta c’erano 67.279 spettatori, una marea d’amore che ha spinto la Roma dall’inizio alla fine. Soprattutto nell’assalto finale, quando i giallorossi hanno trovato prima il pareggio e poi il gol della vittoria. Ecco, in un ambiente così è molto più semplice sognare. Anche lo scudetto, perché no.
FONTE: La Gazzetta dello Sport





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