Prendete come esempio Van Gogh, un artista che sognava i dipinti e poi dipingeva i sogni. Quel talento sconfinato finì per imprigionare la sua anima, fino a condannarla a un’esistenza di sofferenze. Anche la Roma, nel suo piccolo, deve liberarsi dal giogo dell’ambizione talmente feroce da tarpare le ali, quella che rende i sognatori schiavi delle loro stesse aspettative. «Sognate pure!» è l’invito che Gasperini ha fatto, già dall’anno scorso, ai suoi tifosi. Quello che il tecnico ha sempre chiesto è un sogno leggero e godibile, figlio dell’entusiasmo e non delle pressioni, capace di canalizzare il grande amore per la Roma in una spinta anziché in un peso da sopportare lungo il viaggio. (…).
Infatti non hanno mai chiesto a questa squadra di raggiungere la luna, neppure ora che sono in vetta al campionato. In testa con Gasp ci sono stati la prima volta a ottobre del 2025, quando la vittoria a Reggio Emilia – la città del tricolore, guarda caso – proiettò la Lupa in vetta col Napoli. Era l’ottava giornata, adesso è soltanto la quarta. Però vuoi mettere questa squadra? Anche quella era efficace, solo che la nuova versione straborda. In otto partite la Roma versione 2025-26 aveva segnato otto reti subendone tre.
Adesso ne ha realizzati 12 – con 4 turni in meno – e raccolto un solo pallone dentro la porta di Svilar. Prendendo come riferimento solo le prime quattro giornate, si nota ancora altro: il passaggio da una media di 0,7 gol a gara a una di 3, da 50 tiri a 85, da 18 conclusioni nello specchio a 31, con 50 ingressi in più nell’area avversaria (…). Ci sono anche più scambi, più possesso, più recuperi.
Inseguire i sogni e fuggire dalle ossessioni resta il mantra del gruppo. Nelle varie interviste rilasciate dai calciatori nell’ultimo mese spunta spesso un sorriso beffardo quando il giornalista di turno chiede conto del tricolore. Quella parolina pubblicamente non la pronuncia nessuno, nei discorsi di spogliatoio però la voglia di inserirsi nella lotta al vertice c’è ed è forte. Il tecnico, dopotutto, non ha mai nascosto la sua ambizione. Dopo il secondo derby vinto, a maggio, disse «assolutamente sì, sono qui per vincere e mi sono dato tre anni di tempo dal mio arrivo. Queste piazze non possono stare dieci anni senza risultati.
Va bene l’attenzione ai conti, ma le squadre sono sostenibili quando fanno risultati: allora si alza il valore di tutti, giovani e meno giovani». Gian Piero non ha lasciato Bergamo per lottare sempre e solo per il 4° posto e ha la consapevolezza che la congiunzione tra una proprietà facoltosa, una squadra unita e un pubblico da sold out in ogni match non capiti tanto spesso nel calcio. Roma-Inter è già una sfida che può far compiere un balzo in avanti all’intero ambiente: questo è il secondo anno dei tre del progetto Gasp e accorciare i tempi per lo scudetto è quasi una missione.
La rosa è sempre corta – (…) – anche se Gasp adesso ha «venti titolari», per usare una sua espressione. Il livello dunque è più omogeneo. Ma nessuno in A ha gli undici titolari e le alternative di cui può disporre Chivu. La sua è una corazzata, capace di vincere le partite anche quando va sotto di due gol: gli è capitato già due volte, sia contro il Napoli sia contro l’Udinese. Eppure, mai come stavolta, misurarsi coi migliori per la Roma non è un problema ma un’opportunità.
Il tam tam mediatico è partito: nelle radio e sui social i tifosi parlano della sfida di sabato come parlavano anni fa dei confronti con l’Inter di Mancini e Mou (…). Il sentimento dello scontro diretto è percepito forte. Ed è rinforzato dai precedenti storti, da una cabala che quando è maledetta finisce per incoraggiare: Gasp ha perso le ultime 10 partite giocate contro l’Inter, la Roma non vince contro i nerazzurri all’Olimpico da 10 anni e con l’arbitro Massa i capitolini non esultano da 10 partite, l’ultima proprio contro l’Inter nel 2022-23.
FONTE: Il Corriere dello Sport – G. Marota











