Uscire dalla crisi, prima che diventi abitudine. La Roma si presenta all’Olimpico contro il Lecce (ore 18.00) con una classifica che non concede più margine. Due sconfitte consecutive, un pareggio che ha lasciato più rimpianti che certezze, e la sensazione diffusa di una squadra che si è smarrita. La sosta è alle porte, ma prima c’è una gara che vale la direzione da dare alle prossime settimane per provare a centrale quel famoso quarto posto. A Trigoria lo sanno tutti, Gasperini per primo. Fuori dal rettangolo verde le tensioni non mancano, ma il messaggio è chiaro: si esce dal tunnel solo vincendo.
E allora largo alle scelte. L’assenza di Wesley apre un vuoto sulla fascia sinistra. Tsimikas e Rensch si giocano il posto, con l’olandese leggermente avanti per continuità e minutaggio. In difesa, con Mancini da valutare e Hermoso in difficoltà, possono aprirsi spiragli per Ghilardi e Ziolkowski. In mediana, senza l’infortunato Koné, spazio a Pisilli, insieme a Cristante. Un po’ più indietro nelle gerarchie El Aynaoui. Ma il vero tema è davanti. Donyell Malen resta il punto fermo, ma sempre più isolato.
Per questo prende corpo l’idea di lanciare dal primo minuto Robinio Vaz. Il ragazzo, entrato nel momento più buio contro il Bologna, ha lasciato una traccia luminosa: il rigore procurato, l’assist, la leggerezza di chi non ha ancora paura di sbagliare. Vaz è l’imprevisto, la variabile che può cambiare il ritmo, portare freschezza, rompere linee spesso statiche.
Gasp ci sta pensando seriamente: affidarsi a chi ha meno peso sulle spalle per ritrovare un po’ di libertà. Per questo anche Venturino si gioca una chance. Entrambi accanto a Malen, per togliere pressione all’olandese e ridare profondità alla squadra. La partita con i salentini è delicata, quasi spartiacque. Gli uomini di Di Francesco arrivano all’appuntamento reduci dalla sconfitta contro il Napoli, in piena lotta per non retrocedere. Con l’ulteriore pressione data dalla vittoria di ieri della Cremonese che li ha raggiunti al terzultimo posto. Insomma, un avversario difficile.
FONTE: La Repubblica – M. Juric











