Come li trasforma lui, nessuno. Se c’è un allenatore in Serie A che nell’ultimo ventennio ha valorizzato di più i centravanti, creando casi emblematici, quello è Gian Piero Gasperini. Con il suo gioco offensivo, tratto distintivo del suo stile di allenatore fm dai tempi del Crotone e del Genoa in B, le sue squadre diventano ogni volta Luna Park dove a divertirsi sono sempre i tifosi di casa: l’ultimo esempio è quello di Donyell Malen, riportato con la Roma a livelli da Champions dopo la parentesi in chiaroscuro all’Aston Villa. E lui sa, come pochi, come gestirle, le prime punte. E quando entra nella testa e nel cuore dei suoi centravanti, Gasp non ne esce più. Perché trova gli argomenti giusti (i trequartisti che ruotano attorno ai 9 e i cross continui) e in cambio riceve gol, tanti gol. Il suo laboratorio di calcio a Crotone nell’ormai lontano 2005, per dire, generò un “fenomeno” chiamato Jeda, un brasiliano che il tecnico ha sempre ammirato per tecnica, velocità e senso del gol. Un armo dopo, col Genoa, tirò fuori il meglio da Adailton, che di reti ne realizzò 14 e meglio aveva fatto solo l’anno prima (16), ma con 11 gare in più.
In A “il mister dei 9” ha poi aperto una galleria di centravanti-gioiello che arriva fino a Malen. Da Borriello (19 acuti in 35 gare nel 2008, miglior bottino in carriera) a Milito (24, mai fatte più reti in A…) e Pavoletti (14) nell’era Genoa, passando per tutta l’epoca Atalanta in cui centravanti e esterni in genere si sono letteralmente scatenati: Gomez (16), Zapata (28), Muriel (26), Højlund (10), Scamacca (19), Lookman (20) e Retegui (28). Con Malen l’allenatore è passato da una media gol di 1,2 a quasi 2 a partita: da gennaio nessuno ha fatto meglio del centravanti (6 gol in 7 gare, in Europa solo Kane del Bayern ha fatto meglio), che è primo anche per tiri totali (36) e in porta (13), per conclusioni dentro l’area (31, di cui 13 nello specchio), per tocchi in area (70) ed expected goals (5,48). Un uomo che crea pericoli costanti per gli avversari e che si propone per dialogare nello stretto coi compagni, accentuando così il tasso di incisività di tutta la squadra proprio come vuole Gasperini.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











