Ormai si è arreso. O forse no, perché poi la speranza è veramente l’ultima a morire. Di certo c’è che a differenza di Viktor Navorski, protagonista nel film The Terminal e cittadino dello stato immaginario della Krakozia che non ha più un passaporto valido per il colpo di stato che c’è stato durante il volo che non gli permette così l’accesso negli Stati Uniti, Svilar di passaporti ne ha addirittura due. Uno belga e l’altro serbo.
Milita in tutte le selezioni giovanili (tranne l’Under 20) per poi, dietro consiglio paterno, accettare di debuttare (tra l’altro nemmeno giocando titolare ma per un semplice spezzone di partita) con la Serbia nell’amichevole di Debrecen contro il Qatar nel 2021. In cuor suo Mile crede che essendo un test amichevole, non valga a livello ufficiale. E quando capisce di aver commesso un errore e chiede di giocare per il Belgio, riceve lo stop della Fifa. Per i regolamenti, infatti, dopo un esordio in una nazionale maggiore e aver svolto tutta la “trafila” nelle under di un altro Paese, non è più possibile cambiare federazione nuovamente.
Così Svilar si ritrova ad essere un portiere senza nazionale. Perché i serbi di riconvocarlo non ci pensano minimamente e lui non può giocare nel Belgio. Paradosso che è tornato d’attualità in questi giorni visto che l’eterno Courtois ha deciso di lasciare la nazionale belga, almeno fino all’anno prossimo: “Ho scelto di non disputare l’intera Nations League. Mi renderò nuovamente disponibile per le qualificazioni agli Europei pur sapendo che il ct Van Bommel mi ha detto che in tal caso non potrà poi garantirmi un posto da titolare”. Vien da sé che in questo lasso di tempo, Svilar avrebbe potuto spodestare il portiere del Real Madrid che incrocerà tra l’altro il prossimo 14 ottobre in Cham-pions all’Olimpico. E invece no.
Come accaduto nell’ultimo mondiale, rimarrà a guardare Lammens giocare. Un peccato per lui, un peccato per il Belgio. Perché Mile sono un paio di stagioni che è il portiere più forte della serie A. I numeri, paradossalmente, dicono poco. Perché oltre ai clean-sheet (sono diventati 48 da quando venne promosso titolare da De Rossi, il 38,4% delle partite giocate) è proprio la personalità con la quale guida il reparto arretrato giallorosso che fa la differenza. E poi, particolare da non sottovalutare, è incredibilmente migliorato nel gioco con i piedi.
FONTE: Il Messaggero











