Un compleanno tra due famiglie: quella vera e propria e poi l’altra, la Roma. Non una squadra qualunque, ma un gruppo che segue Gasperini e che ha assorbito fino all’ultima goccia quel metodo – rivelatosi la fortuna dell’Atalanta – che sta spingendo i giallorossi dove non arrivavano da otto anni. È la prima stagione del nuovo ciclo triennale, con limiti evidenti: dai problemi offensivi all’inesperienza dei tanti under 24, fino ai continui infortuni e alle difficoltà negli scontri diretti.
Eppure la sua creatura è lì, terza alla pari del Napoli. A quattro punti da quel Milan secondo che, domenica, è stato strapazzato per un’ora. Quel pari sa di beffa, sì, ma grida al campionato che la Roma c’è. E se la giocherà fino in fondo per la Champions. La crescita è negli occhi di tutti. Personalità, interpretazione delle gare, maturità tattica. Pressione alta, riaggressione feroce, ossessione per le seconde palle. La Roma non si sfilaccia mai, si muove compatta come un’onda, allunga e accorcia in sincrono. Intensità, ma intelligente. Fisicità, ma con timing. La corsa “giusta”, come ripete il tecnico, quella che non spreca, che colpisce.
E poi c’è il capolavoro chiamato fase difensiva. Tredici gol subiti. Nessuno ha fatto meglio nei cinque top campionati d’Europa. Ma ridurre tutto alla corsa sarebbe un errore. Il gioco nasce dagli esterni, viaggia verticale, sfrutta la spinta dei quinti, l’aggressività dei centrocampisti e l’inserimento dei difensori. Le corsie sono autostrade, lo sviluppo è rapido, tagliente, pensato per aggredire gli spazi. E poi il lavoro non solo con i titolari, ma anche con chi parte dalle retrovie e adesso si sta meritando la scena. Come Ghilardi, come Pisilli, come Celik.
Basta voltarsi indietro per capire la portata del lavoro. Un anno fa la Roma era nona, a 30 punti, risollevata dall’arrivo di Ranieri dopo la parentesi Juric. Oggi viaggia terza, con 13 punti in più e aspettative completamente ribaltate. Non è solo classifica, è identità. È una squadra che ha un volto preciso, un carattere riconoscibile, un’idea chiara. Insomma, la Roma sta diventando sempre più a immagine e somiglianza del suo allenatore.
FONTE: Il Corriere dello Sport – J. Aliprandi / G. Marota











