All’Olimpico, contro il Cagliari, la Roma si gioca tre punti pesanti, ma anche un pezzo di futuro. E quel futuro porta dritto al Maradona, dove il Napoli aspetta con la corona in testa. Ma N’Dicka e Wesley sono diffidati. Un’ammonizione e il big match salta. Uno stop che farebbe tremare la lavagna tattica di Gasperini, con da una parte un pilastro centrale e dall’altra uno dei migliori esterni della Serie A.
Un guaio serio. Il paradosso è tutto qui: massimo sforzo, massimo impegno, ma nervi d’acciaio. Perché la gara con i rossoblù non è una pratica da sbrigare, ma nemmeno una trappola in cui infilarsi da soli. Gasp lo sa. Sta ragionando sull’uso chirurgico dei due: titolari sì, perché la partita va indirizzata subito, ma con l’idea chiara di toglierli nella ripresa, indipendentemente dal risultato. Una scelta lucida, perché quando le gambe si fanno pesanti e il fiato corto, la testa arriva un secondo dopo.
Attenzione però a non sbagliare film. Il Cagliari non entra in scena per fare la comparsa. I numeri raccontano una Roma schiacciasassi contro le squadre della parte destra della classifica: 30 punti su 36. Ma c’è una crepa in questa parete quasi perfetta. Una delle pochissime a fermare i giallorossi dall’undicesimo posto in giù? Proprio il Cagliari. All’andata fu una partita storta, sporca, sottotono per i capitolini e giocata al massimo dai sardi. Un ricordo che accende l’allarme: se abbassi di un millimetro la tensione, questi ti mordono.
E allora servirà la Roma vera. Perché vincere è obbligatorio, ma farlo senza “pagare” in anticipo la sfida al Napoli è l’arte sottile di chi vuole stare in alto fino alla fine. N’Dicka e Wesley cammineranno su un filo teso tra aggressività e controllo. Difendere senza foga cieca, spingere senza eccessi, entrare duro ma pulito. Una lezione di maturità calcistica prima ancora che tattica.
FONTE: Il Corriere dello Sport – J. Aliprandi











