
PIÙ SICURO – Da quando Spalletti ha avuto di nuovo Rüdiger e lo ha schierato con Manolas e Fazio (domenica al suo posto ci sarà Juan Jesus), i due brasiliani hanno avuto la possibilità di sganciarsi di più: difensori sì, ma sprinter soprattutto. Peres è quello che ne ha beneficiato di più: nelle ultime giornate (è entrato nel finale solo contro la Juve per infortunio), la sua percentuale di passaggi utili è passata dal 37.5 % (Lazio) al 78.7% (Chievo). La fiducia che sta acquistando e non è un caso che l’autogol di Genova sia arrivato proprio da un suo tiro.
TATTICA E PAROLE – Al lavoro sul campo, fatto con Spalletti ma anche con Domenichini e Baldini, Peres e Emerson hanno alternato anche un lavoro mentale con l’allenatore. Dal brasiliano più giovane, quello mancino, Spalletti ha preteso concentrazione e meno irruenza, da quello più adulto, e destro, ha invece preteso più qualità e sostanza, soprattutto nei ripiegamenti. Non a caso, contro Juve e Genoa, in trasferta, Emerson è rimasto più bloccato, contro Milan e Chievo partiva dopo la metà campo e quasi sempre lì restava. Nonostante questo, nelle ultime 5 ha messo insieme 35 recuperi del pallone e spesso si è preso gli applausi della panchina. Ma ormai non è più una novità, così come non è una novità che quando partono insieme dall’inizio la Roma vola: è accaduto 8 volte tra coppa e campionato e sono arrivate 7 vittorie e un pari. E su Emerson ieri il d.s. Sabatini ha detto a Rete 7: «Io non sono il d.s. dei Messi, ma degli Emerson Palmieri. Diventerà un uomo mercato». Anche se la cessione più dolorosa per lui resta Yanga-Mbiwa: «Si era integrato benissimo. Mi sentii male, ma mi servivano soldi».










