Qualche settimana dopo l’arrivo di Gasp, pochi non avrebbero scommesso sulla separazione da Niccolò Pisilli a gennaio 2026. Poi, è accaduto il contrario: giocatore al centro, valorizzazione, gol, belle impressioni. E la permanenza. Cosa che si è ripetuta con Emanuele Lulli, promesso all’Avellino ma rimasto, sia per esigenze (…), sia per qualità indubbie. Alla fine, conta il modo in cui si reagisce, ancor di più nel caso specifico. Lo ha affermato lo stesso Gian Piero al Festival dello Sport, a Trento: «Con ragazzi così, non devi far altro che guardare le risposte».
Da una parte un centrocampista classe 2004 «già di valore», volto più all’inserimento che al palleggio; dall’altra, un laterale (…) del 2007 da svezzare, ma dalle spiccate capacità nell’uno contro uno, oltre che nella corsa. Gasp non ci ha pensato troppo: nel momento più delicato, li ha presi e li ha gettati nella mischia. A gennaio, la doppietta di “Piso” allo Stoccarda (a seguire alcuni minutaggi più sostanziosi) era stato l’emblema della conferma. Col ragazzo di Palestrina, invece, tanto hanno spostato le sgasate offerte già con la Fiorentina e ripetute tra Lecce e Torino.
Sono loro due i principali artefici della “linea verde” romanista, che comprende pure Rodrigo Mora: arrivato in estate, non ha ancora avuto troppo spazio a disposizione. 187 minuti tra Serie A e Champions; pochi meno di Pisilli (…) e del coetaneo Lulli, che tra i tre è quello che ha giocato di più (322’). Ma pure il portoghese è uno dei protagonisti. Lo sarà ancora di più nelle prossime settimane, quando ci saranno tante partite da affrontare, e lo è col Portogallo U21: il gol contro Gibilterra degli scorsi giorni ha fatto il giro dei social. Pure i suoi due compagni sono al servizio dell’Italia, con 135’ totali (90’ e 45’) contro l’Armenia.
Pisilli e Lulli sono rimasti per esigenze. E per lo stesso motivo, in estate Romano ha lasciato la Capitale. Gasp lo aveva provato, facendolo anche esordire; e dopo il prestito allo Spezia, è arrivato il Cagliari a prelevarlo. Avrebbe potuto far parte anche lui del “gruppetto”. Ma è stato il tecnico a spiegare l’addio: «Lui è un ragazzo interessante, mi è dispiaciuto per l’errore con la maglia dell’Italia. Il fatto che sia stato venduto è rappresentato da esigenze di plusvalenze e bilancio. Questa non è una cosa buona per il nostro calcio». Un giovane che se ne va, qualcosa che entra. Manca la possibilità di “allevarlo”. A volte è anche la casualità a determinare il futuro. Per uno che se ne va, comunque, ce ne sono due che sbocciano e un altro che arriva. (…).
FONTE: Il Romanista – S. Carloni











