Quando il gioco si fa duro, è la Roma di Gasperini che comincia a giocare e così si è presa una partita che nel primo tempo sembrava invalicabile, come una cima difficile da scalare, come una strada sempre in salita di cui non vedi l’orizzonte, come un sentiero impervio di cui non scorgi alcuna traccia. E invece dopo aver sofferto in quella fase, e aver probabilmente resistito alla nichilista tentazione di lasciarsi andare al proprio destino visto che tutto sembrava remare contro (dalle assenze, ai nuovi infortuni, alle giocate sbadate, alle conclusioni maldestre), nella ripresa si è vista tutta un’altra Roma, trascinata dalla forza del suo temperamento prima ancora che dalla qualità degli interpreti che invece nel primo tempo era rimasta inapprezzabile.
E dopo che Svilar aveva inizialmente sbarrato la strada al Koné del Sassuolo, tenendo ancora una volta la Roma in partita e contribuendo quindi direttamente ai tre punti conquistati («vale quanto un centravanti che fa 25 gol», ha detto Gasperini a fine gara), nel secondo tempo si è vista un’altra gara che ha portato i suoi frutti solo dopo la mezz’ora, con il gol di Koné (contestato dagli ospiti) e di Soulé, due minuti dopo, ad introdurre un finale in cui la Roma avrebbe potuto segnare altre tre volte, con Hermoso, con lo stesso Koné e all’ultimo secondo con El Shaarawy.
La Roma ha inaugurato così il girone di ritorno con la tredicesima vittoria in campionato, conquistando per una notte una generosa seconda posizione in classifica che però la differenza di due gare giocate con Milan (appaiato, a 39 punti) e Napoli (scavalcato, a 38) rende bugiarda. L’importante è stare lì, nel “mischione” della Champions, a godersi le partite di oggi (il Milan a Firenze, l’Inter che aspetta il Napoli) e domani (Juventus-Cremonese) e ad aspettare che passi l’emergenza, sia con i giocatori che possono tornare dalla Coppa d’Africa (Ndicka è stato eliminato ieri, El Aynaoui giocherà la sua semifinale mercoledì) sia dall’infermeria (Pellegrini, Baldanzi, Bailey), sia dalle altre squadre (Raspadori, intanto).
Che non fosse una partita facile s’era capito alla vigilia, dal venerdì con la conta degli assenti (Gollini, Wesley, Pellegrini, Baldanzi, Bailey, Dovbyk per varie indisponibilità oltre ai due in Coppa d’Africa) e dalla novità del sabato, quando Wesley s’è presentato in ritiro nonostante la non convocazione per via della persistente dissenteria, sorprendendo quasi l’allenatore che è stato comunque contento di portarselo in panchina, visti i tempi.
Così a scendere in campo inizialmente, nell’inevitabile 3412 in opposizione al 433 del Sassuolo, Gasp aveva chiamato i rientranti Mancini ed Hermoso in difesa e aveva affiancato loro sul centrodestra Ghilardi, preferito a Ziółkowski per la marcatura di Laurienté (con Pinamonti e Fadera presi dagli altri due), poi aveva mandato Celik sulla corsia di destra ad alzarsi in pressione sul terzino Doig, e dall’altra parte Tsimikas su Walukiewicz, con Pisilli a sostituire Cristante nel mezzo (e opposto al sassuolese Koné) e il nostro Koné opposto al loro Lipani, con Soulé nella posizione di trequartista centrale ad occuparsi di Matic, e poi Dybala e Ferguson a spartirsi l’attacco e a tenere rispettivamente Muharemovic e Idzes nella prima impostazione.
E visto che poi il diavolo si diverte a fare le pentole e pure i coperchi, dopo un po’ è andato fuori causa pure Ferguson, in due sfortunatissimi tempi: perché la prima volta al 12’ ha preso un duro colpo sull’anca appena sopra il gluteo destro proprio da Idzes, e, dopo essere stato curato, ne ha preso un altro ricadendo male esattamente sul punto dolente al 35’, ed è stato costretto ad alzare bandiera bianca, ennesimo momento inquietante di un primo tempo in cui la Roma è stata troppo brutta per essere vera. Il Sassuolo aveva preparato bene la partita, con tante corse di smarcamento in diagonale, tante combinazioni con palla avanti, indietro e dentro, tanti inserimenti improvvisi di centrocampisti oltre la linea di difesa o degli esterni a tagliare dentro al campo.
Così al 17’ la squadra di Grosso ha sfiorato il vantaggio, portando Koné in pressione offensiva e lasciandolo lì tra i centrali della Roma: e non appena la palla è stata riconquistata sul rinvio di Svilar, è stata riproposta in avanti proprio per l’ivoriano (anche il romanista ha radici parentali in Costa d’Avorio, anche se è totalmente francese) che si è presentato solo davanti a Svilar che ancora una volta in uscita ha ipnotizzato l’avversario, mentre i difensori della Roma se la prendevano con Pisilli dando a lui la responsabilità della mancata custodia. Poco prima, con un intervento da fenomeno per tempismo e scelta tecnica, Mancini aveva fermato la corsa di Laurienté che aveva già saltato anche Ghilardi. Poco, pochissimo ha fatto la Roma, se non innervosirsi con i suoi giocatori (ammoniti Koné ed Hermoso per altrettanti falli commessi nell’arco di due minuti), e con l’allenatore che ha protestato per i gialli e ne ha preso uno pure per lui.
Al 25’ Svilar ha intercettato un altro pericolo (deviando in tuffo in corner un destro di Fadera) mentre per vedere una bella combinazione romanista si è dovuto attendere il 35’, con un bel duetto Pisilli–Dybala con successivo cross per Ferguson che, già claudicante, si è immolato per deviare acrobaticamente la traiettoria ricadendo pesantemente proprio sul fianco già colpito. E lì ha dovuto lasciare il campo a El Shaarawy, ultimo attaccante disponibile a parte il 2009 Arena. Al 43’ proprio il Faraone ha spedito alto un destro da buona posizione dopo un corner di Dybala e poi lo stesso argentino ha ciabattato male un sinistro su suggerimento ancora di El Shaarawy.
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FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco











