E’ ora di vincere, altrimenti son guai. Giusto mettere un po’ di sana pressione a una squadra che ha già stupito, pur portando a casa solo un punto in due partite. Gasp deve lavorare sui dettagli, gli stessi che la tengono ancora lontana dalle migliori posizioni in classifica nel girone unico della Champions League. (…).
La Roma è piaciuta, sia nella trasferta di Istanbul sia nello scontro contro i colossi del Real, la prova Champions, sotto l’aspetto del carattere e del gioco espresso, è stata superata di slancio. Gasp ha creato una bella squadra, oggi ancora un po’ bambina, non a caso ha subito due rimonte in Europa, l’ultima fatale, destabilizzante. Distrazioni, disattenzioni banali, qualcosa inevitabilmente è ancora storto nel gruppo, (…).
Sono i dettagli che fino a ora hanno fatto la differenza, la famosa questione dei centimetri, che da queste parti è sempre in auge dai tempi di Dino Viola. Passano gli anni, ma sempre di un “per poco” si parla. La Roma, (…), ha mostrato di sentirsi comoda in questa “nuova” realtà: non si mette alle corde il Real così, per puro caso. Gasperini, dopo aver sudato per riportare la Roma in Champions, oggi guarda con particolare attenzione al campionato, senza togliere lo sguardo dall’Europa, il problema è che la rosa è corta e stare con un piede in due scarpe.
Il primo obiettivo è entrare nelle ventiquattro per andarsi a giocare il playoff per gli ottavi di finale, (…). Per centrare il traguardo servono una decina di punti e le possibilità si restringono. Sulla carta, l’unica partita proibitiva è a Parigi contro il Psg, la trasferta di Manchester fa meno paura rispetto ai vecchi e traumatici incontri del passato così come quella di Atene in casa dell’Aek; le sfide casalinghe con Slovan, Lille e Sporting dovranno garantire quei punti che servono per restare a galla.
E’ all’Olimpico che la Roma deve guadagnarsi la qualificazione, cominciando proprio da stasera. Lo Slovan, ovvero la squadra che rese famosi Verre e Okaka in quel periodo surreale vissuto con il giovanissimo Luis Enrique. Era l’Europa League, quella. Qui si fa la Champions e la Roma aspetta di non essere più troppo bambina. (…).
FONTE: Il Messaggero – A. Angeloni











