Dunque, il grande giorno è arrivato. La premessa si addice a eventi memorabili, tipo una finale di una coppa importante, e non a caso Bruno Pizzul usò una formula simile nel prologo del racconto della finale dell’allora Coppa dei Campioni tra Roma e Liverpool. Ma questa partita riveste comunque un significato particolare nella storia di questa stagione: per il momento della Roma, per il momento dell’avversario, per quello che è accaduto nella gara d’andata, per come sono i due allenatori, per le gerarchie del calcio italiano, a breve e forse anche a medio termine. Questa, in attesa di incontri magari più importanti prossimi a venire, per il momento è “la” partita (…).
L’andata di San Siro del 2 novembre scorso è ancora dentro agli occhi dei tifosi che l’hanno vista e sicuramente di Gian Piero Gasperini. Quella sera si videro i prodromi della nuova Roma, per un tempo e poi in tutta la seconda parte del secondo ci fu la netta sensazione che la Roma avesse raggiunto un livello superiore, che finalmente la superiorità mostrata sul campo non fosse frutto di casualità, di un momento di forma estemporaneo, della presenza o meno di un giocatore o di un altro. Quella sera la Roma si mostrò più forte del Milan e fu solo davvero un caso che il risultato non prese pieghe particolarmente favorevoli nel corso di quell’incontrastato dominio iniziale. Poi la casualità, in questo caso sì, indirizzò il risultato in un’altra maniera e il rigore sbagliato da Dybala nel finale tolse persino la soddisfazione, (…), del pareggio.
Dodici settimane dopo la classifica risente ancora dello svarione della dea bendata. Togliendo tre punti al Milan e dandoli alla Roma già oggi la realtà sarebbe diversa, con la Roma seconda da sola. Ma una vittoria stasera potrebbe ristabilire una verità storica. Da quel giorno il Milan ha mantenuto più o meno lo stesso status, ha vinto altre partite non esattamente dominate, in campionato non ha più perso, a volte salvandosi di nuovo con il decisivo contributo della buona sorte. Ma se si limitasse la considerazione sul valore di questa squadra solo con il caso si farebbe un torto a chi l’ha costruita con intelligenza, affidandola a un signore che qualche risultato in carriera alle sue società l’ha portato anche se le sue benemerenze raramente includono gli apprezzamenti per la qualità del calcio giocato. In questo senso, è un figlioccio un po’ anomalo del compianto Giovanni Galeone, (…), ispirato com’era dall’unica filosofia calcistica possibile, quella del catenaccio e contropiede. (…)
FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco











