
Testa, testa, solo testa. I problemi dell’inizio di stagione secondo l’allenatore e dirigenti non sono mai stati di natura fisica né tattica. «Ho lavorato tanto sul 4-3-3 campo unendo le componenti fisiche, tecniche e mentali. Senza di queste non andiamo da nessuna parte». Un discorso a parte lo merita Dzeko, decisivo ma ancora nervoso contro la Lazio. «Deve ritrovare solo il gol -spiega Di Francesco – vive per quello, ma nel derby mi è piaciuto al di là di quei dieci minuti dove non è stato bravo a gestire la palla. È stato bravo nell’azione del primo gol, me lo tengo molto stretto e va coccolato. Con lui sto facendo un lavoro sia psicologico che mentale perché è troppo importante per noi. Un gol semplice lo aiuterebbe a ritrovare la serenità. È troppo solo davanti? Gli ho avvicinato un giocatore, l’anno scorso ci si lamentava che non aveva Nainggolan dietro le spalle e invece ha trovato i gol anche nel 4-3-3». A supporto della difesa del compagno interviene Florenzi, seduto accanto l’allenatore in sala stampa: «Dzeko è entrato in due gol su tre nel derby. Fa la spizzata sull’1-0, fa a sportellate prima della punizione del raddoppio che prende Pellegrini. E nel primo tempo mi sono addormentato io quando mi ha dato quella palla». Leader irrinunciabili, come deve diventarlo Nzonzi, a maggior ragione nelle prossime partite dove non ci sarà l’infortunato De Rossi. «Steven è in grande crescita -assicura il tecnico – era venuto qua senza essersi mai alle-nato, l’errore più grande che a volte fanno i calciatori è pensare solo giocando le partite si possano fare buone prestazioni. L’esempio lampante è Santon: ha disputato due grandi gare senza scendere in campo prima, se non si fosse allenato bene non sarebbe stato possibile». Stasera scatta l’ora di Kluivert, prima o poi arriverà il momento di Karsdorp, Luca Pellegrini e Coric. C’è bisogno di tutti.










