Houston, abbiamo un problema. Mentre a Roma c’è chi affila le lame, dando vita a una battaglia dialettica che porterà il club a un bivio già dopo una sola stagione del nuovo corso, in America continua a vincere la strategia del silenzio. Dal Texas non parlano e stavolta neppure sussurrano: semplicemente, osservano. In attesa di capire e dunque di agire, come nel più tradizionale modus operandi di questa proprietà che dal 2020 ha investito 1 miliardo senza mai raggiungere la Champions ma passando comunque da una serie corposa di frizioni interne e sconquassi. Pinto-Mourinho, Souloukou-De Rossi, adesso Ranieri-Gasp: cambiano ruoli e soggetti, ma certi conflitti sembrano ciclici.
Il caso più recente Dan Friedkin ha potuto osservarlo in diretta – non c’è fuso orario che tenga, era l’ora di pranzo dalle sue parti – e almeno in questa fase ha preferito non reagire. Ai duellanti ha però chiesto una tregua immediata: domani potrebbero incontrarsi di persona a Trigoria anche se non sembra essere in agenda alcun incontro ufficiale. In qualsiasi caso, i due giorni di riposo concessi alla squadra (…) serviranno anche a Gasperini e a Ranieri per riflettere sull’accaduto.
Venerdì notte il tecnico non ha risposto a gran parte delle dichiarazioni del dirigente. (…), ha sorvolato sulla considerazione che questa squadra un anno fa è arrivata a un punto dalla Champions e che tre tecnici diversi l’hanno rifiutata prima di lui, evitando di commentare pure l’affermazione secondo cui «alcuni giocatori non piacevano all’allenatore e non li abbiamo presi». Gasperini non ha risposto neppure a questioni relative ai rapporti personali, come il «non sono il garante di nessuno» affermato ancora da Ranieri, legato a quel «se non sarò interpellato, me ne andrò». L’allenatore aveva tre strade davanti a sé: restare il silenzio (e avrebbe fatto rumore), rispondere punto su punto (…), oppure dribblare elegantemente ogni possibile trappola. Ha scelto la via più saggia, o forse quella che non lo avrebbe esposto a una reazione del patron.
Dopotutto, aveva già detto cose abbastanza nette alla vigilia di Roma-Pisa, parlando dei 4-5 giocatori validi sui 30 presi negli ultimi due anni dal club e della necessità di profili come Malen e Wesley per rinforzare il gruppo visto che le giovani scommesse, a suo dire, potrebbero abbassare l’ambizione della squadra. Ranieri, pur non avendo parlato a nome di Friedkin, ha espresso una linea d’azione e di pensiero che la società non può non condividere. I suoi contatti con la proprietà sono infatti costanti e la stima di Dan e Ryan nei suoi confronti resta enorme; scherzosamente, e con affetto, i boss lo chiamano “Santa Claus” perché Sir Claudio di solito porta pace e serenità.
Se quelle espresse fossero soltanto idee sue, oggi non sarebbe ancora il senior advisor della proprietà. Questo non eviterà la vera resa dei conti, quella che Friedkin pretenderà alla fine della stagione, con o senza Champions. Dan potrebbe anche raggiungere Trigoria per capire di persona quanto sia profondo lo strappo. In qualsiasi caso, immaginare una “pax romanista” in cui Gasperini, Ranieri e il ds Massara, che il senior advisor ha difeso pur senza nominarlo, proseguano insieme nel 2026-27 è uno scenario utopistico. (…).
FONTE: Il Corriere dello Sport – G. Marota











