Quel triplice fischio, secco, acuto, al Bentegodi ha avuto il suono di una liberazione. Non ha sancito solo la vittoria contro il Verona con le reti di Malen ed El Shaarawy, ma l’inizio di una nuova era. Perché nelle orecchie della Roma e del suo popolo quel fischio non è stato rumore, è diventato musica. La musica della Champions, quella sinfonia maestosa che i giallorossi tornano finalmente ad ascoltare sette anni dopo l’ultima volta. La Roma terza in classifica ce l’ha fatta davvero. Ha vinto a Verona l’ultima battaglia di una corsa estenuante, nervosa, vissuta sul filo dei sorpassi e dei controsorpassi. Una volata da brividi, (…), che ha riportato i giallorossi nel salotto più prestigioso d’Europa 2.636 giorni dopo l’ultima apparizione. E dentro questo traguardo c’è soprattutto la mano di Gasperini. In una stagione lunga, complicata, piena di ostacoli e di momenti in cui il cammino sembrava spezzarsi, Gasp è riuscito a creare qualcosa che alla Roma mancava da anni: una squadra compatta, feroce, unita nelle difficoltà. Capace di resistere alla pressione e di arrivare viva fino all’ultimo metro della corsa Champions.
E il Bentegodi non è stato soltanto il teatro della festa romanista, ma anche il simbolo della durezza di questo traguardo. Di fronte c’era un Hellas già retrocesso, sì, ma tutt’altro che arrendevole e che ha fatto sudare la Roma dal primo all’ultimo minuto. La svolta è arrivata all’inizio della ripresa, dopo un primo tempo difficile e confusionario della Roma tra errori di impostazione, frenesia sulla trequarti e poche conclusioni in porta. Prima l’espulsione di Valentini per doppia ammonizione, provocata dai guizzi sulla trequarti di Dybala, poi dal fallo di mano in area di Bowie che dopo l’on Field review Sozza ha trasformato in rigore. (…). Migliore in campo insieme a Svilar autore della parata dei miracoli nel primo tempo a tu per tu con Bowie. Da applausi la partita di Montipò che è riuscito a neutralizzare tre clamorose occasioni da gol. Il Verona ci ha provato fino alla fine, Gasp terrorizzato da possibili errori ha tolto Ziolkowski (ammonito) a 27 minuti dal suo ingresso e ha dato maggiore palleggio alla Roma con El Aynaoui (buonissimo ingresso a inizio ripresa), El Shaarawy e Koné. Sofferenza, lotta, cuore. Fino al recupero, quando uno straordinario Dybala ha deciso di regalare un ultimo gol in giallorosso a El Shaarawy.
Poi, al triplice fischio, è esplosa la festa, l’emozione. Gli abbracci in campo, la squadra sotto al settore con i 1600 romanisti, le lacrime in panchina, gli occhi lucidi di Gasp davanti alla consapevolezza di aver già scritto una pagina importante della recente storia romanista. E ancora la festa nello spogliatoio, le urla liberatorie, i cori sull’aereo di ritorno. Scene che raccontano molto più di una semplice qualificazione: raccontano la nascita di una mentalità. Perché questa Champions vale tantissimo. Vale prestigio, vale futuro, vale circa 70 milioni di euro. Un’enormità. Significa sviluppo economico, aumento dei ricavi, valorizzazione del brand Roma, crescita del valore dei giocatori e un fascino completamente diverso sul mercato. (…), il ritorno in Champions è un’accelerazione a 360 gradi nel processo di trasformazione del club. E dentro questa notte c’è inevitabilmente anche la firma dei Friedkin, assenti dal Bentegodi per evitare di mettere ulteriore pressione alla squadra. Sei anni, oltre un miliardo e duecento milioni investiti e adesso finalmente, il traguardo è arrivato. E il fatto che sia successo proprio al Bentegodi, lo stadio dove nel 2020 iniziò la loro avventura romanista, sembra quasi un segno del destino. È un cerchio che si chiude. Ma soprattutto è uno nuovo che si apre. (…).
FONTE: Il Il Corriere dello Sport – J. Aliprandi











