Ci sono persone, e calciatori, che sfidano il tempo. Francesco Totti ha fatto qualcosa di più: lo ha fermato. E forse ha mandato in tilt anche gli algoritmi, quelli che oggi pretendono di trasformare il calcio, o la vita, in una sequenza di numeri, velocità, dati e probabilità. (…)
A 50 anni, il tempo di un atleta dice che dovrebbe essere tutto passato. Il calcio, invece, continua a parlare di lui al presente. Basta vederlo ogni volta che in tv o sui social ritorna una sua giocata. Quel tocco di prima, quel sapere esattamente dove il pallone sarebbe andato, quella voglia di essere sfrontato anche quando le partite erano pesanti come macigni.
Francesco Totti, che oggi compie 50 anni e invece di festeggiare con brand che ti regalano anche l’acqua che bevi in cambio di una storia Instagram, se ne sta a Las Vegas con la famiglia, è stato il calcio – romano, romanista e non solo -, ma anche tanto altro. Ad esempio, uno dei primi giocatori italiani a capire il valore dell’ironia, ancor meglio se rivolta a se stesso. È stato uno dei primi, (…), a trasformare la romanità e il romanismo in un valore aggiunto, mica in una debolezza come qualcuno, a un certo punto della sua carriera, ha voluto fargli credere.
Oggi che compie 50 anni Totti fa ancora notizia: non gioca più dal 28 maggio 2017 eppure ogni suo passo, ogni sua azione, ogni suo sospiro, è ancora vivisezionato al microscopio. Perché, questa è la verità, Totti rappresenta quello che siamo stati e quello che saremo. È il ragazzino che dormiva col pallone, ma pure l’atleta strutturato che festeggia un gol al derby prendendo un I phone per farsi un selfie. Apparire davanti a uno schermo. Essere, però, tutto il resto. Oggi, (…), abbiamo l’intelligenza artificiale per provare a prevedere ciò che accadrà: dove finirà un pallone, quale sarà la scelta più probabile, oppure quale giocata produrrà la percentuale più alta di successo.
Abbiamo algoritmi capaci di leggere milioni di azioni e trasformarle in numeri, oppure ne abbiamo altri capaci di prendere parole, pensieri, frasi e trasformarle in un articolo limitando la fantasia e l’emozione. Eppure c’è una cosa che, davanti a Totti, resta difficile calcolare: l’imprevedibile. Perché lo storico capitano della Roma, una maglia della vita e per la vita, appartiene a un calcio nel quale il talento poteva ancora precedere il calcolo. Poteva farsene beffa.
Un calcio, un’epoca, in cui bastavano un controllo, uno sguardo, un istante di attesa per cambiare la soluzione che tutti si aspettavano. L’intelligenza artificiale può imparare dal passato, o spesso può anche rubarlo, riconoscere schemi, elaborare possibilità. Ma quella giocata lì, proprio quella, quel sospiro, quel pensiero, nessun algoritmo può garantirla. (…).
Forse è questo il senso dei cinquant’anni di uno dei giocatori più forti – e continui – della storia del calcio: il tempo è passato, la tecnologia ha imparato a misurare quasi tutto e il calcio è diventato sempre più leggibile. Noioso, a tratti. Ma c’è ancora qualcosa che sfugge a tutto questo e continua a non avere una formula. Gli anni passano. Gli algoritmi imparano. L’intelligenza artificiale calcola. Totti, invece, inventava. Ed era bellissimo. Auguri, Francesco. Cinquanta anni, 25 stagioni con la Roma, 786 partite, 307 gol: t(…).
FONTE: Il Corriere dello Sport – C. Zucchelli











