Scegliete voi quale immagine inserire sui vocabolari, accanto al termine “romanismo”. Purché raffiguri Daniele De Rossi, perché lui – più di chiunque altro – ha rappresentato i tifosi giallorossi all’interno del campo: con le sue esultanze sfrenate, la sua grinta, le sue arrabbiature, il suo vivere le partite anche con il cuore e con la pancia, oltre che con la testa e i piedi. Scegliete voi lo scatto più “iconico” (…) degli oltre vent’anni trascorsi assieme: l’esultanza con le braccia al cielo dopo il primo gol, in quel Roma-Torino del 10 maggio 2003, oppure il bacio allo stemma dopo il gol all’Inter di Mourinho il 27 marzo 2010. A proposito di gol all’Inter: quell’esultanza sotto la Sud, il 4 ottobre 2004, con la maglia numero 4 strappata sulla schiena, dice molto di Daniele De Rossi. Così come – sempre contro i nerazzzurri – l’esultanza con vena del collo pulsante il 19 agosto 2007, dopo il gol dal dischetto che vale la Supercoppa. Qualcuno magari sceglierebbe una foto più recente, tipo la gioia liberatoria per la vittoria nel suo primo derby da allenatore (6 aprile 2024), un derby cominciato nel ricordo di Di Bartolomei e quindi già per questo emozionante; o magari il giro di campo – (…) – del 26 maggio 2019, giorno del suo addio alla Roma da calciatore.
Un addio che tutti sapevano essere in realtà un arrivederci, perché come dice il poeta «certi amori non finiscono / Fanno dei giri immensi e poi ritornano». E infatti Daniele era tornato, chiamato a sostituire un tecnico ingiustamente mandato via, e a sua volta ingiustamente mandato via dopo otto mesi. Le ultime immagini da allenatore della Roma ritraggono Daniele proprio in quel Marassi che oggi è casa sua, mentre attraversa il campo per imboccare il tunnel che porta negli spogliatoi: i più malinconici e crepuscolari potrebbero scegliere persino questa, come immagine; De Rossi, espulso, esce con la Roma in vantaggio, ma di lì a pochi secondi arriverà il pareggio genoano. (…).
(…). Non tanto per le speranze future, quanto piuttosto per il semplice fatto che non esiste addio in certe storie d’amore. Ecco, quella tra De Rossi e la Roma è una storia di queste: non conosce fine, perché ha radici talmente profonde da non poter essere estirpate. DDR è molto più di 616 presenze e diciannove anni di carriera con la Roma, è molto più della breve ma significativa parentesi da allenatore: Daniele De Rossi è la nostra stella polare, una guida morale capace di indicarci la via in ogni momento. Lo è stato al fianco di Totti, pur lasciando a Francesco la fascia, e lo è stato quando Francesco ha appeso gli scarpini al chiodo. De Rossi ci ha guidato da leader fino a una semifinale di Champions League ed è stato l’ultimo capitano in grado di portare la Roma fra le prime quattro della classifica. Ma è lo stesso De Rossi che ha lottato su ogni pallone quando, nel 2004-05, servivano come il pane punti per allontanare lo spettro di una retrocessione.
Parlare di Daniele De Rossi è talmente facile che risulta difficile. Sembra un paradosso, ma non lo è, perché come scriveva Stephen King «le cose più importanti sono le più difficili da dire». Ecco, DDR è una “cosa” talmente importante da rendere quasi impossibile raccontarlo. Sono passati 25 anni, un quarto di secolo, da quel 31 ottobre 2001 in cui esordì, diciannovenne, in Champions League contro l’Anderlecht, mandato in campo da Fabio Capello al posto di Tomic: (…).
Ma forse l’immagine migliore per descrivere la parola “romanismo” è quella che risale alla sua infanzia: un Daniele bambino, con un sorriso e un caschetto biondo, orgoglioso di indossare il completo giallorosso targato Barilla. È la stessa immagine che scelse per salutarci la prima volta, nel 2019. In quella circostanza scrisse: «Nessun mai vi amerà più di me». Ritrovandolo da avversario (…) domenica prossima, nello stadio in cui la Roma divenne Campione d’Italia proprio nell’anno in cui lui nacque, viene da pensare che calcio e amore hanno proprio questo in comune: ci ricordano cosa significhi essere felici come da bambini, quando tutto era ancora possibile.
FONTE: Il Romanista – L. Latini











