Mina e Celentano non si arrabbieranno. Perché chissà quante volte si saranno visti scippati della definizione di coppia più bella del mondo da arditi paragoni calcistici. Soltanto a Roma, e limitandoci agli ultimi 50 anni, tra Pruzzo e Conti, Balbo e Fonseca, Totti e Batistuta, Totti e Cassano fino ad arrivare a Dzeko e Salah è accaduto svariate volte. Perché quello che abbiamo visto l’altra sera all’Olimpico, non capita tutti i giorni. Soprattutto nel nostro campionato, in un calcio che lentamente è scivolato ai margini dell’impero pallonaro. E invece, in una notte di fine estate, Dybala e Malen, Paulo e Bobby, la Joya e l’Animalen, chiamateli come volete tanto avete capito di chi parliamo, sono stati capaci di far parlare di loro in tutta Europa.
Tre assist il primo, altrettanti gol il secondo per buona pace della «Fiorentina sorpresa del torneo», di «Grosso allenatore in rampa di lancio», «Mastantuono possibile crack del nostro campionato» e di «un mercato non secondo a nessuno». Il gatto e la volpe, la mente e il braccio, il fuoriclasse e il goleador perché Donnyel non ce ne vorrà ma di Bomber, soprattutto per chi ha superato la cinquantina, cene sarà sempre soltanto uno. Bobby però, dietro quello sguardo timido che nelle interviste non incrocia quasi mai quello di chi gli pone le domande, va di corsa.
È arrivato a 17 gol in 19 gare giocate in campionato (…), mettendosi alle spalle tutti. Anche Batistuta, fermo a quota 15 reti nelle prime 19 partite (…). Una media impossibile (…) quella dell’olandese che fa impallidire qualsiasi accostamento. Da Volk con 0,66 (104 gol in 164 partite) a Piedone Manfredini con 0,63 (…), arrivando a Pruzzo con 0,44 (…) ma non potendo dimenticare Abel Balbo e Dino Da Costa 0,48 (…), Amedeo Amadei 0,47 (…), Edin Dzeko 0,46 (…) e Totti più Montella con 0,39 (307 centri in 786 partite per la storia della Roma, 102 in258 per l’Aeroplanino). Ma Bobby non corre solo. Perché vicino a lui c’è quella Joya per gli occhi che lunedì sera più volte ha fatto partire dalla Sud il famoso coro cantato sulle note di Glory Glory Alleluia che allude a quella parola innominabile che anche Gasp, ha dribblato ridacchiando nel post-gara a chi glielo chiedeva: «Scudetto? Ah, ma allora siete un disco rotto».
Pruzzo e Conti in 9 anni hanno segnato 161 reti (…); Balboe Fonseca in tre stagioni sono andati a segno 86 volte (58 e 28); Totti e Cassano dal 2001 al 2006 hanno collezionato 136 gol (…); Totti e Batistuta nel triennio 2000-03 81 centri (…); Dzeko e Salah in appena due anni 83 gol (…). Da questa lista stona sicuramente l’assenza del tedesco volante, Rudi Voeller, che però nell’immaginario popolare era più un attaccante che faceva reparto da solo, anche se poi negli anni è stato affiancato da un attaccante rimasto nel cuore un po’ di tutti come Rizzitelli (…) e altre volte da Capitan Giannini.
FONTE: Il Messaggero










