La stagione 2025/2026 di Gianluca Mancini è stata probabilmente una delle più mature e complete della sua carriera. Non necessariamente la più spettacolare sul piano tecnico, né quella con i numeri più appariscenti, ma sicuramente quella che lo ha consacrato come uno dei simboli della nuova Roma. In un’annata fatta di cambiamenti tattici, pressioni ambientali e rincorsa europea, Mancini si è trasformato da semplice difensore centrale a vero punto di riferimento emotivo e caratteriale della squadra giallorossa.
Con l’arrivo di Gian Piero Gasperini in panchina, la Roma ha cambiato pelle. Il calcio aggressivo, verticale e uomo contro uomo del tecnico piemontese richiedeva difensori coraggiosi, capaci di giocare molti metri lontani dalla porta e pronti ad accettare duelli continui. In questo contesto, Mancini è diventato centrale nel progetto tecnico. Non solo per esperienza, ma per mentalità.
La continuità come marchio di fabbrica Sul piano statistico, il difensore italiano ha avuto una stagione di enorme continuità. Ha giocato praticamente tutte le partite di Serie A da titolare, arrivando ai 3.693 minuti stagionali (3.066 in campionato e 627′ in Europa League) e collezionando oltre 45 presenze da titolare (36 in campionato). Anche nelle competizioni europee è stato uno degli uomini più utilizzati. In Europa League ha disputato 9 gare, segnando anche una rete e mantenendo una precisione nei passaggi superiore all’84%. Numeri che raccontano soprattutto una cosa: affidabilità. In una squadra che durante la stagione ha alternato momenti esaltanti ad altri più complicati, Mancini è stato quasi sempre presente. E per un centrale difensivo questo conta moltissimo.
Il leader emotivo della Roma Se però si vuole capire davvero la stagione di Mancini, bisogna andare oltre le statistiche. La sua annata è stata definita dalla leadership. Nel bene e nel male, il numero 23 romanista è stato il volto della squadra: quello che protesta, che trascina, che si prende responsabilità nei momenti difficili. A volte sopra le righe, certo, ma sempre visceralmente coinvolto. La tifoseria romanista ormai vede in lui qualcosa di più di un semplice difensore. Mancini incarna quella figura quasi “vecchia scuola” del calciatore da derby, del combattente disposto a tutto pur di proteggere i compagni e i colori della squadra. Ed è proprio nel derby che ha scritto la pagina più memorabile della sua stagione.
La notte eterna del derby Due settimane fa la Roma si giocava un pezzo enorme della corsa Champions nel derby. Una partita pesantissima, tesissima, probabilmente la più importante degli ultimi anni per i giallorossi. A decidere la stracittadina è stato proprio Mancini, autore di una storica doppietta nel 2-0 finale. Due gol di testa, due esplosioni dell’Olimpico, due immagini destinate a restare nella memoria romanista. Quella partita ha avuto un valore enorme non solo per la classifica, ma per la narrativa della stagione. Mancini è diventato il primo difensore della Roma a segnare una doppietta in un Derby della Capitale.
Anche online, tra tifosi e social, il suo nome è esploso. Su Reddit molti romanisti lo hanno definito “world class contro la Lazio” e “uomo derby per eccellenza”. In una città dove il derby definisce intere carriere, quella notte ha definitivamente trasformato Mancini in un idolo popolare.
Pregi e difetti: il solito Mancini, ma più maturo Naturalmente la sua stagione non è stata perfetta. Mancini resta un difensore emotivo, spesso aggressivo oltre il limite. I cartellini continuano a essere parte integrante del suo gioco: in campionato ha accumulato numerose ammonizioni, mantenendo quella reputazione di centrale duro e provocatore. Ci sono state anche partite difficili, come il pesante 5-2 subito contro l’FC Internazionale Milano, dove la difesa romanista è andata spesso in sofferenza nelle transizioni. In quella gara Mancini aveva anche trovato il momentaneo pareggio, ma la Roma è poi crollata sotto i colpi di Thuram e Lautaro.
Ed è forse questo il vero limite della sua stagione: quando la Roma perdeva equilibrio collettivo, lui finiva per esasperare il proprio stile, diventando troppo impulsivo. Ma rispetto agli anni precedenti, si è vista una crescita evidente nella gestione della linea difensiva e nella costruzione dal basso. Nel sistema di Gasperini, Mancini ha migliorato il timing delle uscite e la qualità dei passaggi verticali, assumendosi responsabilità anche nell’impostazione.
Il rapporto con i tifosi Uno degli aspetti più interessanti della stagione è stato il rapporto ormai totale tra Mancini e il pubblico romanista. A Roma non viene amato soltanto chi gioca bene. Vengono idolatrati quelli che mostrano appartenenza, rabbia, personalità. Mancini ha incarnato tutto questo. Anche nei momenti più critici della stagione, molti tifosi hanno continuato a difenderlo. In diverse discussioni online, persino chi criticava la qualità generale della rosa faceva eccezione proprio per lui.
Perché Mancini rappresenta qualcosa che il tifo romanista riconosce immediatamente: il senso di battaglia.
Una stagione che può cambiare la sua eredità A 30 anni, Mancini sembra aver raggiunto la piena maturità calcistica. Non è più soltanto il difensore irruento arrivato dall’Atalanta anni fa. È diventato uno dei leader storici della Roma moderna. La stagione 2025/2026 potrebbe essere ricordata come quella della sua definitiva consacrazione simbolica. Non tanto per i trofei — ancora tutti da conquistare — ma per il modo in cui è entrato nell’identità della squadra.
In una Roma che cercava nuovi riferimenti dopo l’era di José Mourinho e i continui cambiamenti tecnici, Mancini ha garantito continuità emotiva. È stato il ponte tra il passato recente e il futuro. E se la Roma dovesse davvero tornare stabilmente ai vertici italiani ed europei, è difficile immaginare che questo percorso possa prescindere da lui.
FONTE: Redazione Tuttoasroma – Roberto Molinari











