Dalla costruzione di una coalizione di centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche alla situazione del governo Meloni, passando per il giudizio sull’amministrazione di Roma e sulla Regione Lazio. Ai nostri microfoni è intervenuto l’onorevole Luciano Nobili, consigliere regionale del Lazio e dirigente di Italia Viva, affrontando alcuni dei principali temi dell’attualità politica nazionale e locale.
Nobili ha rivendicato il percorso intrapreso da Italia Viva e dalla Casa Riformista, sottolineando come il progetto politico nato nel 2019 stia cercando di consolidare uno spazio autonomo all’interno del centrosinistra. “La nostra è una forza politica contenuta. La politica ha tempi molto più serrati rispetto a qualche anno fa e richiede la necessità di essere ovunque. I numeri dei sondaggi di Italia Viva non sono soddisfacenti, ovviamente, e speriamo di essere più rilevanti, anche se in questa fase i dati sono in crescita e li leggiamo con maggiore piacere. Allo stesso tempo, però, contano i voti reali e il nostro riscontro sul territorio è molto positivo. Noi abbiamo dato vita alla Casa Riformista, che è il motivo per cui Italia Viva è nata nel 2019: dare una quarta gamba riformista al nuovo centrosinistra. Il simbolo della Casa Riformista lo abbiamo presentato in tre elezioni regionali. Certo, si tratta di test elettorali, ma indicano che per questo progetto politico uno spazio esiste. Stiamo lavorando in questa direzione e gli ultimi appuntamenti elettorali ci hanno dato riscontri positivi. Naturalmente vogliamo crescere, perché vogliamo che questa forza sia davvero rilevante nelle prossime elezioni”.
Secondo Nobili, il peso politico di Italia Viva non può essere misurato esclusivamente dai numeri elettorali. “Abbiamo dimostrato che anche con il 2% si può essere determinanti. Se Sergio Mattarella è al Quirinale o se Mario Draghi è stato alla guida del Paese per un anno e mezzo significa che Italia Viva il suo ruolo lo ha saputo giocare. La capacità di Matteo Renzi non la devo raccontare io. Unisce una grande efficacia parlamentare alla credibilità che deriva dall’aver guidato il governo. Mi sembra che quando Renzi parla, sia in televisione sia in Parlamento, venga riconosciuto come l’oppositore più efficace del governo Meloni. E il governo questo lo sa bene, lo si vede dagli attacchi che spesso ci vengono rivolti. Per noi, comunque, l’avversario politico non è un nemico, ma un avversario da affrontare sul piano delle idee”.
Nel corso dell’intervista non sono mancate le critiche all’esecutivo e in particolare al leader della Lega. “La nostra campagna politica giocava proprio su questo. Quante volte abbiamo sentito dire dai nostri nonni: ‘Quando c’era lui…’? Eppure oggi non si può più dormire con la porta aperta e sull’alta velocità stenderei un velo pietoso. Salvini è un po’ un Re Mida al contrario: che si tratti di una squadra di calcio o dell’alta velocità, non si vedono grandi risultati. Noi siamo un Paese che dimentica tutto. Ieri era il 2 giugno e Salvini non era alla parata perché aveva altri impegni, e va bene. Però dieci anni fa, proprio il 2 giugno, twittava: ‘Amici, oggi non c’è nulla da festeggiare’. Nel corso della sua carriera politica ha cambiato molte magliette e molte idee. Sicuramente è una persona molto intelligente”.
Il giudizio sul governo Meloni è altrettanto netto. “Ognuno può avere l’opinione che preferisce, ma la mia è molto negativa perché ritengo oggettivo che Giorgia Meloni abbia fallito sulle priorità che si era data. Doveva abbassare le tasse, risolvere il problema dell’immigrazione e della sicurezza. Nel frattempo aumentano i decreti e aumenta anche il numero dei reati. È una sorta di Mario Monti in gonnella. Aveva promesso di cancellare le accise e invece, nel momento più difficile per l’Occidente, il primo gennaio le ha aumentate. Dopo quattro anni l’Italia sta peggio di prima”.
Per Nobili il centrosinistra ha finalmente compreso la necessità di presentarsi unito. “La verità è che, anche grazie al lavoro silenzioso di Elly Schlein, è stato possibile costruire una coalizione. Quelle forze che nel 2022 si sono presentate separate, nel 2027 saranno insieme. Le quattro gambe saranno il Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, il Movimento 5 Stelle e noi, come Casa Riformista o con il nome che decideremo di adottare. Saremo la componente che proverà a conquistare quella parte d’Italia delusa dalla politica. Partiremo da tre priorità: salari, scuola e sanità. Se riusciremo a dare risposte concrete agli italiani, credo che potremo rappresentare una vera alternativa di governo. E attenzione: chi non ha un’alternativa governa peggio. La nostra prima proposta riguarda i giovani, perché dobbiamo creare opportunità affinché restino in Italia”.
Ampio spazio anche alla situazione politica romana e al giudizio sull’amministrazione di Roberto Gualtieri. “Nel 2021 abbiamo chiesto a Carlo Calenda di candidarsi a sindaco di Roma e lo abbiamo sostenuto lealmente. Il risultato del primo turno fu positivo, anche se non sufficiente per arrivare al ballottaggio. Da lì nacque una prima divergenza. Noi, di fronte alla candidatura di Michetti, che rappresentava una stagione che Roma aveva già conosciuto con Alemanno, abbiamo scelto di sostenere Roberto Gualtieri al secondo turno. In questi anni abbiamo svolto un ruolo di stimolo e di critica quando necessario, ma anche di sostegno sulle scelte che ritenevamo giuste per la città. Dopo tre anni e mezzo il nostro giudizio è ampiamente positivo. Roma è ripartita e credo che Gualtieri possa continuare questo lavoro. Per questo chiediamo di costruire insieme il prossimo percorso amministrativo”.
Molto più severa, invece, la valutazione dell’operato della giunta regionale guidata da Francesco Rocca. “Il mio giudizio sull’amministrazione regionale è negativo, e non soltanto perché mi trovo all’opposizione. A Roma siamo spesso concentrati sulla politica nazionale o sul Campidoglio, mentre la Regione è meno visibile. Il vero problema è la rivoluzione promessa sulla sanità. Erano state avanzate proposte che, se realizzate, avrebbero potuto produrre effetti positivi, ma questa rivoluzione non c’è stata. Riceviamo ogni giorno segnalazioni sulle liste d’attesa interminabili, nonostante le risorse economiche disponibili. Un altro tema centrale è quello del PNRR, che per le Regioni ha ricadute enormi. Oggi il sistema sanitario costruito sulle singole prestazioni mostra tutti i suoi limiti. Serve una sanità che prenda in carico le fragilità delle persone, accompagnandole nel tempo con percorsi terapeutici adeguati”.
Infine, una battuta sul nuovo stadio della Roma. “Lo stadio a Pietralata è la dimostrazione che le cose a Roma si possono fare. Se c’è impegno e se c’è un’amministrazione capace, i risultati arrivano. Lo stadio si farà. E si farà anche la Champions”.
FONTE: romaradiosound.it











