
L’ammonizione arriva a fatto compiuto, protagonisti proprio tre giovani: Under (e non Kluivert), Luca Pellegrini e Zaniolo (quest’ultimi rischiano la tribuna stasera) si sono presentati con un palo di minuti di ritardo alla riunione tecnica pre-Spal, Di Francesco si è arrabbiato, ma non al punto da escluderli dalla gara, anche se i primi due sono stati sostituiti e l’altro è rimasto in panchina. Più intransigente fu Luis Enrique quando mandò De Rossi in tribuna a Bergamo, nel febbralo del 2012: “Non era pronto”, spiegò. I dettagli fanno la differenza. Di Francesco non ha optato per la punizione esemplare, che ha usato in passato con Karsdorp e Nainggolan, stavolta ha scelto di evidenziare le carenze dei baby giallorossi mentre gli sedeva accanto Fazio, “uno a cui non devo insegnare niente su come si prepara una partita” e infatti su quella sedia non vorrebbe neanche stare perché preferirebbe andare in palestra ad allenarsi.
Chi vive Trigoria tutti i giorni, come Monchi, conosce la situazione a 360° e coglie le difficoltà di uno spogliatoio in cui convivono senatori e giovanissimi che peccano in maturità, e ci mancherebbe. Pallotta si fida del suo giudizio e non ha chiamato i rinforzi a Boston per un consiglio, anzi: Baldini è andato negli Usa per comunicare al presidente che non collaborerà più per via della questione Totti. “Non ho parlato dell’allenatore con Baldini, Monchi, Baldissoni o Zecca dopo la partita. Sono menzogne”, il tweet del patron americano che non sposta di un millimetro la visione del futuro di Di Francesco: resta alla Roma, il giudizio del ds, colui che decide con piena operatività è irremovibile. Fino a prova contraria.










