
Ma per noi che, soprattutto quando si tratta di Roma, rimaniamo degli inguaribili romantici, la risposta è un altra. Quale? Un cambio. Penserete che siamo fuori di testa, cosa che non è da escludere, ma ribadiamo: un cambio. Minuto ottantadue della partita. Si alza il tabelloncino luminoso, deve uscire il numero sette, Lorenzo Pellegrini. Si accende il numero cinquantatré. Entra Alessio Riccardi, classe duemilauno, romano della Magliana, ennesimo fiore all’occhiello di un settore giovanile che da decenni ci regala campioni, giocatori, emozioni, le nostre radici.
Ecco, è quello il momento che porteremo con noi di una partita che peraltro ormai era decisa. È il momento della nostra diversità e della nostra romanità. È quel filo che ci fa sentire una persona sola, è quell’Ago e filo che ai nostri occhi e nel nostro cuore ci fa sentire diversi, non vogliamo dire migliori, ma diversi da tutti gli altri.
Romani e romanisti (…)
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