
Riecco la Roma dopo il pari da mezzo bicchiere pieno con il Milan, ma una Roma diversa assai da quella dell’Olimpico.
E non solo perché De Rossi e Florenzi sono in panchina, e Olsen, Pellegrini e Manolas a casa davanti alla tv come Under. Una Roma senza spina dorsale; o meglio, senza la spina dorsale titolare. Fatta eccezione per Dzeko, il capitano di serata. E il Cigno di Utrecht non si fa pregare per dare l’esempio e un senso alla partita, bissando a modo suo la rete in apertura di El Shaarawy, l’Ammazzachievo (settimo gol in carriera ai clivensi e undicesimo successo più due pareggi contro i veronesi) prima del ventesimo minuto di gioco.
Un po’ meno in termini di numeri rispetto a quanto accaduto quella volta a Bergamo, ma giù lo stesso con gli scongiuri perché con la Roma – lo sanno anche i bambini – non c’è mai da stare tranquilli. Come testimoniato da Dzeko in prima persona a fine gara. Poi Kolarov firma il tris (e fa un inchino ai tifosi romanisti presenti al Bentegodi) e a quel punto la vittoria sembra prendere senza indugi la strada verso la Capitale. Complice la pochezza del Chievo, una sola vittoria dopo 23 giornate di campionato. E gli ingressi in campo dei panchinari Florenzi e De Rossi. A conti fatti, non varrebbe neppure la pena esaltarsi per il clean sheet se non fosse che è arrivato con quei due lì dietro. E, allora, la porta inviolata diventa una notizia.
CARTELLINO GIALLO – Zaniolo, impiegato da mezzala sinistra, ha beccato la terza ammonizione nelle ultime tre partite, e non è un bell’andare. Sempre per una cosa che quelli bravi definiscono un eccesso di foga. Colpa dell’esuberanza giovanile, verrebbe da dire. O forse dell’esuberanza degli arbitri italiani dei confronti del talento più chiacchierato (in senso buono, ovvio) del calcio nostrano. Fosse vero, sarebbe triste. Chissà.









