
Il rischio di restare ai box per tutta la stagione era troppo alto così Daniele ha preferito seguire una terapia conservativa che però l’ha portato a giocare appena 430 minuti dal 28 ottobre scorso ad oggi. Praticamente nemmeno 5 partite intere, molte a singhiozzo. Mai gli era successo in carriera, e mai aveva disputato così poche gare da inizio stagione in campionato (14 di cui solo 7 fino al 90′) se escludiamo il suo primo anno con Capello. Fate giocare un’altra partita in Champions a questo vecchietto, aveva detto ai compagni all’intervallo della partita col Porto, che poi è stata anche la sua ultima apparizione.
E che rischia di essere la sua ultima in Europa, almeno in quella che conta. Il suo contratto, infatti, scade a giugno e pur avendo carta bianca dal club De Rossi è sempre stato chiaro: Se sto bene continuo. Altrimenti può finire qui, e sarebbe un altro choc per i tifosi a nemmeno due anni dall’addio di Totti. Vede il tramonto, ma non lo vedo depresso, ha detto recentemente sua moglie Sarah Felberbaum. A fine stagione, senza pressione, De Rossi incontrerà il futuro ds (in corsa Massara, Petrachi, Campos e Ausilio) e deciderà cosa fare: proseguire un’altra stagione a stipendio dimezzato o appendere gli scarpini al chiodo e iniziare la carriera da allenatore, magari partendo dalle giovanili insieme a papà Alberto.
C’è però il presente, e si chiama appunto Napoli. Da 20 giorni il centrocampista di Ostia è fuori per un problema al polpaccio, e difficilmente ce la farà nella sfida che può valere una stagione. Ranieri lo aspetta per il nuovo esordio e per affiancarlo a Lorenzo Pellegrini in un centrocampo che senza il suo capitano soffre decisamente troppo. Ci sono più speranze di recuperare Manolas («A Roma sto bene, qui c’è la mia vita», ha dichiarato ieri), Under e Kolarov. Oggi esami per El Shaarawy per una sospetta lesione al polpaccio.










