Daniele De Rossi ha il cuore che frigge quando chiede a gran gesti il fischio finale, ma poi appena viene certificata la vittoria del suo Genoa sulla “sua”, per carriera e amore, Roma, si comporta come un milord, evita le esultanze e va verso l’altra panchina per abbracci e anche lunghi sussurri nell’orecchio di chi gli è più caro. Gli servivano i punti per tenersi più lontano dalla zona retrocessione, con la quarta vittoria nelle ultime cinque uscite interne sale a 30 punti, mentre la Roma si ferma a 51, resta appaiata al Como, che incontrerà domenica, e vede nello specchietto la Juve a 50. La lotta per la Champions è più aperta che mai.
Non è una partita raffinata e nemmeno spettacolare, le reti nascono tutte da calcio piazzato o rimessa laterale, ma il Genoa ha più voglia di vincerla. Per segnare il Genoa ha bisogno di un rigore regalato da Pellegrini (fallo ingenuo su Ellertsson) e trasformato da Messias, però incassa subito il pari con un pasticcio su corner: terzo centro consecutivo di Ndicka. Ma la Roma copre male il fianco destro dopo un fallo laterale contestato e permette a Masini il primo assist in A, in un’azione conclusa da Vitinha con il facile 2-1 a porta spalancata.
La Roma è in una fase delicatissima tra impegni e infortuni: non riesce a rintuzzare gli assalti del Como e della Juve. Prima di Como, Gasp giovedì dovrà passare da Bologna per gli ottavi di Europa League. Ha un attacco smembrato dai guai fisici di Dybala, Soulé, Ferguson e Dovbyk.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











