Mancano i giocatori, ci sono poche rotazioni e tanti infortunati. Ma ci sono poi anche quelli che hanno le ruote sgonfie, che girano a bassi ritmi rispetto a prima forse anche perché la stanchezza di una stagione giocata sempre a mille sta iniziando a presentare il conto. Sono alcuni di quelli che Gian Piero Gasperini ha chiamato spesso “gli highlanders”, quelli che dall’inizio non hanno mai mollato un centimetro. Ecco, nella crisi attuale della Roma pesa anche il loro scadimento di forma, il fatto che non rendano più così bene come in precedenza. Uno su tutti, Manu Koné, che sembra un giocatore assai diverso da quello fondamentale di inizio stagione. Ma poi anche Mancini, e Cristante, per alcuni versi anche Svilar. E poi Pellegrini, Celik e Hermoso (…). Insomma, tanti giocatori fondamentali che hanno tirato a lungo la carretta ma che ora sembrano essere in sofferenza.
Ecco, la crisi attuale della Roma si può spiegare anche così. Del resto, se è vero che aver rinunciato nel momento chiave della stagione a gran parte del fronte d’attacco (…) e non aver praticamente aver mai potuto schierare un giocatore come Angelino è stato un fardello pesantissimo, è anche vero che l’aver dovuto mandare in campo sempre certi giocatori, senza potergli dare momenti di riposo, ha finito con l’usurare mentalmente e atleticamente alcuni pilastri giallorossi. D’altronde, però, per Gasperini c’erano poche altre alternative, tra scelte limitate e giocatori non pronti. Basti pensare che dei quattro attaccanti arrivati a gennaio di fatto ne gioca solo uno (Malen), mentre gli altri tre (Vaz, Zaragoza e Venturino) sono stati impiegati finora a singhiozzo.
È evidente come la situazione più eclatante in questo momento sia quella legata a Manu Koné, che anche a Como ha fatto degli errori che non gli appartengono. Il francese è tra quelli che ha giocato più di tutti, complessivamente 2.581 minuti tra campionato e coppe. Più di lui tra i giocatori di movimento solo Mancini (…), Celik (…), Cristante (…), Ndicka (…) e Wesley (…). «Quando ci sono le partite atleticamente tirate lui fa un po’ di fatica a recuperare», ha detto Gasperini dopo l’andata con il Bologna degli ottavi di Europa League, riferendosi all’affaticamento del francese successivo alla sfida di Genova di quattro giorni prima. Quel che è certo è che giovedì servirà un Koné diverso, quello ammirato fino a un mesetto fa.
Ma come si vede dai minutaggi dei giocatori giallo-rossi, a essere usurati in questo momento sono proprio quelli che hanno giocato più di tutti. Tra questi anche i due pilastri Mancini e Cristante, a cui Gasperini non ha rinunciato praticamente mai. Solo che le partite iniziano a farsi sentire, esattamente come i duelli. Mancini giovedì tornerà a fare il braccetto a destra, il ruolo dove Gasp lo considera più efficace. Cristante invece dovrebbe tornare a giocare alto, al fianco di Pellegrini, per cercare di dare fisicità a ridosso di Malen, ma anche qualche rifornimento importante per l’olandese. Del resto la partita dell’andata insegna, la sfida di giovedì sarà una battaglia e allora servirà gente fisica, strutturata, che sappia anche andare al contrasto senza cadere in un amen. Ma poi per continuare a sognare e inseguire ancora la possibilità di sbarcare in Champions, Gasp ha bisogno che risalgano di condizione anche altri giocatori che utilizza praticamente sempre.
Tra questi Celik, che nell’ultimo mese sembra essere tornato quello confusionario e pasticcione che si è visto a Roma fino all’arrivo di Ranieri, nella scorsa stagione. Il turco è anche alle prese con un affaticamento muscolare che sembra però aver già smaltito. Il problema, semmai, è stare dentro le cose con la testa, il più possibile. Già, perché l’altro problema sono i contratti in scadenza che inevitabilmente distraggono qualcuno. Le ruote sono sgonfie, la testa a volte gira a vuoto (…).
FONTE: La Gazzetta dello Sport – A. Pugliese











