Tutto nacque da una proposta bizzarra. «Perché non vieni con noi?». «Io, ma ti pare?». «Ma sì, sei appassionato, vedrai che ti divertirai». E infatti così è stato. Stefano Desideri – (…) – si è buttato in un’esperienza nuova, diversa, che gli ha regalato una nuova vita. «Sono partito per il Messico per i Mondiali di pesca al marlin. E stato bellissimo. Ho respirato la vera libertà». Sì, ma come funziona? «Ci sono esche particolari e c’è un giudice sulla barca, che controlla numeri e tempo. I pesci non si portano neanche a bordo. Si contano, si misura in quanto abboccano, si lasciano in mare». (…) Il primo a portarlo in barca fu il papà. «Andavamo a Cerenova, vicino a Roma. Mi portava a pescare. Facevamo il bolentino, un tipo di pesca sportiva. Diciamo che la mia passione è nata da lì». Poi ha preso il sopravvento il calcio.
La Roma, l’Olimpico e la voglia di realizzare un altro sogno, quello di esordire in giallorosso davanti alla sua gente. Desideri c’è riuscito con Eriksson allenatore. «Lo ringrazierò per sempre, ha puntato su di me e mi ha regalato il debutto. E pensare che lo stavo per mandare a quel paese la sera prima…». Qui l’ex centrocampista si ferma e volge lo sguardo, quasi incantato, come se volesse sforzarsi di rivivere un ricordo e raccontarlo nel dettaglio. «In squadra in tanti sapevano fare l’imitazione del mister, Impallomeni su tutti.
Io quella sera ero in camera e mi arrivò una chiamata di Eriksson che mi diceva di andare a dormire presto perché il giorno dopo sarei partito dall’inizio al posto di Ancelotti. lo pensavo fosse uno scherzo e stavo per rovinare tutto. Invece era davvero lui, grazie a Dio…». (…) «Per anni ho lavorato nel settore giovanile della Roma con Bruno Conti. Ne abbiamo tirati fuori a bizzeffe. Facendo un calcolo, più di cento ragazzi che sono passati dal nostro settore giovanile, sono poi diventati professionisti. Per noi è un vanto. Penso a Florenzi, Lorenzo Pelligrini, Frattesi fino a Calaflori, Zalewski e via dicendo. Penso sia lo specchio di un grande lavoro fatto negli anni. Diciamo che mi sono diviso tra il campo e la barca».
(…) In chiusura il focus torna sul calcio e Desideri si perde nei ricordi. Quando inizia a raccontare snocciola aneddoti in serie, come fossero diapositive pescate dal mazzo. Una dopo l’altra. Inizia da Liedholm. «Il Barone era incredibile. Un personaggio tanto assurdo quanto bizzarro. Ogni volta che giocavamo al Nord ci faceva alloggiare a Busto Arsizio, così potevamo essere “testati” dal suo stregone. Ci valutava e ci infondeva energia positiva. Stava con noi in ritiro, come fosse un nostro compagno. E Liedholm si confrontava con lui prima di fare la formazione». (…)
FONTE: La Gazzetta dello Sport – Sportweek










