È il nostro dirigente sportivo più affermato: da una vita nell’ambiente, come presidente del Coni ha il record di medaglie per traffici di voti e quote di rappresentanza in consiglio federale, e men che meno per un’autocandidatura da parte dello stesso Malagò che secondo alcuni dovrebbe chiedere: «Permesso, mi
fate entrare?». Semplicemente invece, il calcio italiano dovrebbe chiedere all’ex presidente del Coni l’immenso favore di mettersi alla guida del movimento per farlo ripartire. Basterebbe quello e il carrozzone del pallone riprenderebbe l’abbrivio necessario, poi il resto verrebbe da sé.
Ma la questione è anche semplice perché il profilo perfetto è già tra noi ed è proprio Malagò, che oltre a essere un appassionato praticamente e competente di calcio (e pure tifoso della Roma, anzi notoriamente tifosissimo) è stato anche il presidente del Coni più medagliato della storia del nostro sport. Le ultime due edizioni estive dei Giochi (Tokyo e Parigi) hanno portato all’Italia il record storico di medaglie dal 1896 a oggi (40) e lo stesso dicasi per le ultime Olimpiadi invernali, chiuse con la mostruosa cifra di 30 medaglie, una quota mai nemmeno avvicinata nella storia (il massimo erano state le 20 di Lillehammer 1994). Esistono dirigenti sportivi in Italia che possono minimamente avvicinare certe cifre? Non risulta. È che per guidare una federazione servono dirigenti veri, e navigati, che sappiamo fare un lavoro difficilissimo, in bilico tra competenza sportiva, capacità politiche e visioni lungimiranti.
Malagò è uno che sa parlare agli atleti e ai dirigenti per spronarli a dare il meglio, lo fa da una vita fin dal suo Circolo Canottieri Aniene, di cui è socio di spicco oltre a esserne stato presidente e tuttora ispiratore, un luogo di sport che è un’eccellenza italiana e non solo, con decine di grandi atleti azzurri che ne fanno parte. Inoltre, sul piano della stretta politica sportiva, ha esperienza e allori più di tutti.
Giova ricordare che grazie a Malagò e alla sua reputazione nel mondo dello sport, l’Italia ha potuto organizzare le ultime Olimpiadi invernali in casa, per non parlare della famosa ferita ancora aperta di Roma 2024: alle Olimpiadi di Rio nel 2016 e possiamo testimoniare che il gotha del Cio era stato già affascinato e avvinto dal progetto dei Giochi a Roma e l’Urbe avrebbe sicuramente ottenuto l’assegnazione, se poi Malagò non fosse stato stoppato proprio dal governo della sua città.
Aspetta solo una chiamata dal calcio, che lui ama da quando è nato, come e più degli altri sport che sono stati la sua vita e di cui ha una conoscenza enciclopedica. Ma il calcio si fa aspettare, e intanto conferma i suoi tempi biblici: ci vorrà l’assurdità di altri 81 giorni prima dell’elezione del nuovo presidente. Troppi. Infatti, come tante altre cose, le regole del gioco sono da cambiare. Malagò potrebbe fare anche quello. Ma chiamatelo, e di corsa.
FONTE: Il Corriere della Sera











