Basta un risultato per far valere oggi l’impensabile di ieri. Basta una dichiarazione per passare in breve dall’alfa all’omega. O meglio: dall’omega all’alfa, perché si ricominci da capo, come se gli errori del passato non fossero serviti a nulla. In questo perenne rewind di personaggi che smentiscono sé stessi, riannodare il nastro fino alla partenza può essere utile. Serve quindi tornare a un anno fa, all’identikit fornito dall’allora tecnico Ranieri – ma già dirigente in pectore – sul proprio successore in panchina.
«La gente ama chi alla Roma riesce a fare bene – (…) – Quindi può essere che all’inizio non venga apprezzato il nome, ma poi conteranno i fatti e quando andrà via i tifosi lo rimpiangeranno». Profilo immediatamente associato a Gian Piero Gasperini, anche se nella stessa circostanza Claudio smentisce, negando al contempo interessi per Fabregas, Farioli e gli altri accostati fino a lì ai giallorossi.
Quando il 6 giugno Gasp diventa ufficialmente romanista, quel depistaggio viene catalogato da classica bugia bianca per tutelare un obiettivo ambito più o meno a ogni latitudine. E la conferenza di presentazione conferma la teoria. L’ex juventino ha preferito la Roma alla Juventus in cui è cresciuto come calciatore, diventato allenatore e per la quale presumibilmente batteva il suo cuore di giovane tifoso piemontese. Lo scetticismo iniziale di parte della piazza inizia ad attenuarsi.
Gian Piero è sorridente, si mostra entusiasta della propria scelta e soprattutto parla chiaro. A partire dagli obiettivi di mercato e dalle potenzialità della squadra. Ha costruito le fortune dell’Atalanta su gruppi solidi, formati da giocatori che hanno fatto di corsa, fisicità e dedizione senza risparmi al lavoro i propri principi. Sul versante tattico, le chiavi per l’applicazione delle idee del tecnico si traducono in esterni e attaccanti dinamici, resistenti, veloci e “verticali”.
Gasp ottiene Ferguson in prestito, Wesley dopo lunghe insistenze su una trattativa che fatica a sbloccarsi, e a pochi giorni dall’avvio di stagione Bailey, che però va ko nel primo giorno di allenamento a Trigoria. Si inseguono invano almeno un esterno d’attacco e un’altra punta, che alla fine mancano, anche perché per gli elementi in vendita non arrivano offerte. Il gruppo viene puntellato fra prestiti e qualche giovane di belle speranze. Alla fine la rosa è un ibrido irto di spine, fra le quali spicca Capitan Pellegrini col contratto in scadenza (…).
Ancora una volta è Gasp a esporsi alla vigilia dell’esordio in campionato. La fascia è già finita sul braccio di Cristante in ossequio al criterio delle presenze, ma Lorenzo viene recuperato alla causa e decide (…) il derby. A parte l’incidente di percorso col Torino, la Roma fa percorso netto fino alla sosta di ottobre, segnando meno di quanto ci si aspettasse ma subendo pochissimo. In netta controtendenza con i precedenti gasperiniani. C’è chi sogna qualcosa in più dell’approdo in Champions, che già sarebbe una piccola impresa rispetto «all’anno zero» annunciato da Ranieri in estate.
Qualche scricchiolio arriva però dallo stato fisico di un attacco già sterile, fra le scarse condizioni di Ferguson (…), le ataviche noie muscolari di Dybala, i ripetuti guai di Bailey e Dovbyk. E a fine novembre è già evidente che il mercato invernale dovrà porre rimedio alle lacune estive. La squadra continua a resistere più o meno stabilmente fra le prime quattro in A e prende il volo in Europa League, sia pure dopo un paio di inopinate battute d’arresto, puntando la qualificazione agli ottavi senza le forche caudine dei playoff.
Nonostante le partenze di El Aynaoui e Ndicka per la Coppa d’Africa. A gennaio il volto del reparto avanzato cambia radicalmente: i due centravanti vanno ko; Bailey torna al mittente e parte anche Baldanzi; si inseguono Zirkzee e Raspadori, ma arrivano Malen e Zaragoza (…); Dybala si ferma ancora e anche Soulé è alle prese con la pubalgia. Eppure a fine febbraio la Roma è sul podio del campionato. Le coppe sono sacrificate sull’altare di un gruppo fin troppo ristretto e in campionato due arbitraggi nefasti a Genova e Como fanno perdere terreno. A difendere la Roma pensa Gasp, mettendoci sempre la faccia. (…).
FONTE: Il Romanista – F. Pastore











