Come fa una piccola squadra di calcio di provincia a passare in pochi anni dalla serie C alla A e a lottare addirittura per un posto in Champions League? La risposta può sembrare semplice se il club incrocia la strada di un proprietario ricchissimo, disposto a investire centinaia di milioni. È quello che è accaduto al Como con l’arrivo sul lago dei fratelli indonesiani Robert e Michael Hartono, titolari secondo Forbes di un patrimonio di 38,5 miliardi di dollari. Il maggiore, Michael, è morto a 86 anni il 19 marzo a Singapore, ma la famiglia indonesiana ha confermato l’impegno. Sono i più ricchi proprietari di una squadra di calcio in Italia, davanti allo statunitense Dan Friedkin dell’As Roma, patrimonio stimato 11,4 miliardi. I fratelli Hartono hanno comprato il Como sette anni fa, era il 4 aprile 2019 quando hanno chiuso l’accordo con il milanese Massimo Nicastro. L’avrebbero pagato 220mila dollari. La squadra era in serie D e alla fine di quel campionato è risalita in C. Due anni dopo è arrivata in B, altre tre stagioni e l’approdo in A, dopo 21 anni. Nello scorso campionato i lariani hanno chiuso al decimo posto. Oggi sono quinti insieme alla Roma e lottano per entrare nelle competizioni europee. Ma a quale prezzo. Da quando hanno comprato il Como, gli Hartono hanno speso 390 milioni nel club e nelle attività correlate, senza alcun guadagno. Anzi, le perdite sono esplose, il peggior risultato tra i bilanci della serie A al 30 giugno 2025. Nella prima stagione in Ala “Como 1907 Srl” ha dichiarato una perdita netta di 105 milioni, più che raddoppiata rispetto ai 47,7 milioni dell’esercizio precedente, in B. I ricavi operativi, depurati da plusvalenze del calciomercato, sono pari a 48 milioni. I costi totali ammontano a 156 milioni, di cui 86 milioni per gli stipendi e 26 milioni per gli ammortamenti. Solo nove club in serie A hanno speso di più per la rosa. Da pochi giorni il Como ha pubblicato un “Prospetto Pro-forma di consolidamento al 30 giugno 2025 per ottemperare a quanto richiesto dal Manuale delle licenze Uefa (…) e dalle Noif”, le norme della Figc. Il gruppo Como ha una perdita consolidata di 132 milioni (-49,5 milioni nel 2024), più alta dei -105 milioni dichiarati dal bilancio separato della Como 1907Srl. I ricavi operativi ammontano a 55 milioni, i costi totali a 190 milioni, di cui 94 milioni per il personale.
Il patrimonio netto consolidato è positivo, per 53,68 milioni, “considerando il capitale sociale e i versamenti effettuati dal socio nel corso dell’esercizio”. Durante l’esercizio, il socio ha versato nelle casse del gruppo 133,55 milioni per copertura perdite e 33,23 milioni a titolo di riserva straordinaria. E dopo il 30 giugno 2025 il socio ha versato ulteriori 79,26 milioni. Grazie a questo sostegno il Como non ha debiti finanziari, ma ci sono altri debiti, soprattutto 87,8 milioni verso società di calcio per l’acquisto di giocatori. In un’analisi sul club, Football Benchmark (FB) osserva: “Questa traiettoria ascendente è stata sostenuta da un supporto finanziario costante e da una chiara strategia di reclutamento incentrata sull’acquisizione e lo sviluppo di giovani giocatori, con investimenti crescenti man mano che il club si avvicinava alla massima serie e poi vi si affermava. Il modello prevede anche il coinvolgimento di figure di spicco del mondo del calcio, con gli azionisti di minoranza Thierry Henry e Cesc Fabregas, quest’ultimo anche allenatore”. Con perdite negli ultimi sei esercizi per 191 milioni, il modello Como, dice FB, “rimane dipendente dal supporto della proprietà”. Però il valore di mercato stimato della rosa è aumentato a 330 milioni, “notevolmente superiore al costo di acquisizione, ponendo le basi per una potenziale valorizzazione futura”. Considerando una formazione titolare, FB calcola che “l’attuale formazione ha un costo di acquisizione stimato di 91 milioni di euro e un valore di mercato di 215 milioni a febbraio 2026”. Il maggior incremento riguarda Nicolás Paz (+68 milioni), valutato 74 milioni. Restano due interrogativi. Il primo riguarda la sostenibilità nel lungo periodo. Il secondo riguarda l’immediato: ci si chiede se i conti del Como siano compatibili con i paletti del Financial fair play della Uefa. Nyon richiede che le perdite di un triennio non superino i 60 milioni. Si calcolano solo i bilanci degli anni in cui una squadra si qualifica per le coppe europee, e che il costo della squadra, cioè stipendi, ammortamenti e commissioni ai procuratori non superino il 70% dei ricavi. La Uefa esclude alcuni costi e consente, in caso di infrazioni non gravissime, di fare una transazione con una multa. Abbiamo chiesto al Como come pensa di rispettare i vincoli Uefa, non sono arrivate risposte.
FONTE: Il Fatto Quotidiano











