Sofferta, alla fine. E pochi l’avevano immaginata così. Ma forse anche è più bella a pensarci bene: dopo novanta minuti tirati, come questi sette anni senza Champions. La Roma può rialzare la testa e affacciarsi sul grande palcoscenico, a battagliare, a sperare. A sognare, con e tra le big. Intanto è solo una festa, in campo e con i 1700 tifosi presenti a Verona e a Roma, da oggi in poi. I Friedkin finalmente gioiscono, Ryan chiama il papà, gli racconta le magie di Dybala, il rapporto fisico che Malen ha con la porta avversaria e gli parla dell’ultimo gol giallorosso, e strappalacrime, di El Shaarawy, che nel recupero sigilla il 2-0 dopo che Donyell aveva avviato il successo con la quattordicesima rete in campionato.
Ryan ora può raccontargli che la Roma è terza, si è presa la Champions dopo aver dato due gol a un Verona tosto e per niente accomodante, come era giusto che fosse. Dan sa tutto, proprio quando la Juve stava ancora giocando il derby, perché la famosa contemporaneità è stata abbattuta e abbandonata per questioni di ordine pubblico torinesi. Ma che importa cosa farà la Juve, la Roma (e il Como) se l’è messa dietro a tempo debito: Gasperini sorride e ringrazia i suoi eroi, che hanno trovato gli spunti giusti per non marcire al quinto o sesto posto, come negli anni precedenti. (…).
E’ un successo ricco (in arrivo una settantina di milioni), la Roma può ripartire con il portafoglio pieno, con una valigia di certezze ma con l’idea che questi eroi non bastano, perché un conto è piazzarsi in Champions, un altro è giocarla. Ma Gasp questo lo sa e da oggi studierà la Roma del futuro (immediato) e a come renderla grande. E’ il successo del tecnico, che ci ha creduto prima di tutti, spazzando via chi credeva lo stesse intralciando (…); è il successo anche di chi lo ha scelto (sempre Ranieri, appunto, che aveva pensato anche a Fabregas, guarda caso in Champions pure lui) e poi lo ha rigettato. E’ il successo di Malen e Dybala, che si sono ritrovati per questi incredibile rush finale, con sei successi e un pari nelle ultime sette partite. Paulo (…), ha messo lo zampino sulle due reti e poteva divertirsi pure lui in prima persona.
Ma dicevamo, che fatica. Come se il gol dovesse piovere dal cielo, o per concessione divina. Ecco, questa la sensazione che si ha guardando la Roma del primo tempo al Bentegodi, ben scaldato per le temperature quasi estive e per il fuoco del Verona, che sarà pure retrocesso, ma lotta come se fosse l’ultima occasione buona per restare in vita. La Roma è lenta, lo si capisce pure dalla urla e da come mulina le mani Gasperini, che chiede maggiore sprint, specie dai centrocampisti e dagli esterni, che sono Celik e Rensch e, come noto, non c’è Wesley. Il pallone gira molle, Malen è francobollato da Edmundsson e trova poco spazio per tagliare la profondità, Soulé ne azzecca poche (…) e Dybala, prima partendo da sinistra e poi da destra, è l’unico che prova a tenere alti i giri, si esibisce in qualche gioco di prestigio ma non riceve grosse attenzioni dai compagni.
La Roma rischia più di incassare lo svantaggio, da Bowie che si mangia prima Ghilardi e poi un gol clamoroso, che di portarsi sopra, come era suo dovere. Lo sfiora sì, l’uno a zero, prima con una girata in area di Cristante poi con una punizione al millimetro di Dybala, che Montipò annulla con un tuffone, ma senza mai convincere troppo. Ghilardi, che da centrale non ha entusiasmato, lascia il posto a Ziolkowski ad inizio ripresa. Esce anche Pisilli, affaticato e pasticcione, per lui c’è El Aynaoui, che porta un pizzico di qualità in più. Dybala resta imprendibile anche nella ripresa e dopo 5 minuti fa espellere Valentini.
La svolta arriva, oltre all’espulsione, con un calcio di rigore che Sozza assegna alla Roma, dopo un consulto al Var, per fallo di Bowie in area. Malen lo sbaglia, ma la respinta di Montipò finisce sui piedi di Dybala, che la rimette in mezzo per l’olandese, che segna il gol numero 15 in stagione. Paulo – servito molto bene da Rensch – non entra per un niente nel tabellino dei marcatori, è il solito Montipò a sbarrargli la strada. Gasp non vuole rischiare nulla e negli ultimi venti minuti toglie anche Ziolkowski, che aveva preso un giallo pericoloso e folle. Esce pure Soulé, e dentro vanno El Shaarawy e Koné, a sette dalla fine si rivede pure Vaz. Cristante si abbassa a fare il centrale, alternandosi con El Aynaoui. Alchimie, alla fine efficaci. La chiude ElSha, (…). Come quella della Roma.
FONTE: Il Messaggero – A. Angeloni









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