Forse qualcosa si sta muovendo, per avvicinare di più il nostro calcio a quello europeo.Ad esempio la scelta di molti club di investire sui giovani sul mercato e non sui grandi vecchi, che in realtà più che una scelta è oggi quasi una necessità in termini di bilancio. E poi le nuove regole dell’Ifab recepite dall’Aia, che aiutano, eccome se aiutano. Aiutano la serie A, lo racconta la prima giornata: il tempo effettivo, rispetto al primo turno dello scorso campionato, è salito mediamente di 4 minuti e mezzo.
È come se, sommate le 10 partite, avessimo goduto di trequarti d’ora in più di calcio. Il gradimento è generale, anche se è logico pensare che le direttive vadano più incontro inevitabilmente alle squadre più forti. Di sicuro, ne guadagna lo spettacolo. Se poi alle tre direttive, si unisce l’indicazione del designatore Orsato agli arbitri di limitare i fischi e tollerare maggiormente i contatti, il gioco è (…) fatto. Nella prima giornata il tempo effettivo medio delle partite è stato di 59 minuti e 14 secondi, a un passo da quella fatidica quota dei 60′ che per una vita è parsa una chimera.
Un anno fa, lo stesso primo turno di serie A vide una media assai più bassa: 54 minuti e 42 secondi, dunque 4 minuti e 32 secondi in meno. La differenza è notevole, il dettaglio lo evidenzia: ben tre partite sopra i 60′, quella più «lunga» è stata Atalanta-Sassuolo, addirittura 66′ 19″. La media di tempo effettivo dell’intera scorsa serie A è stata di 54′ e 28″. L’ultima Premier League, per intendersi, ha giocato mediamente 55′ e 23″, in generale tutti gli altri quattro campionati top sono sotto i dati dell’ultima giornata di A. Di più: la scorsa Champions ha visto partite da 56′ e 43″.
Ecco: ora in serie A si corre di più, si gioca di più e a maggiore intensità. Di sicuro chi ha più ricambi all’altezza ha maggiore possibilità di fronteggiare la stanchezza. È un salto in avanti, sperando di evitare retromarce.
FONTE: Il Corriere della Sera











