Fino al gol di Hermoso, un colpo di testa a palombella che ha fatto venire giù lo stadio in un urlo liberatorio, i 67.279 tifosi allo stadio e quel milione di appassionati incollati alla tv per l’anticipo del sabato sera avranno pensato: no, stasera la palla non entra mai. Poi è successo l’inverosimile e l’Olimpico per poco non si è riversato dentro al campo per abbracciare Matias Soulé, l’hombre del partido e del destino, messo in croce per un’estate intera mentre attorno a lui voci e trattative sull’ala sinistra si rincorrevano all’impazzata. (…).
Eppure ha scritto lui la parola fine su questa notte folle e al tempo stesso logica, con un dribbling a rientrare da funambolo e una conclusione di sinistro per superare l’insuperabile Carnesecchi in pieno recupero. Matias l’ha festeggiata con una corsa sotto la Curva Sud, trascinandosi dietro i compagni, la panchina, lo staff tecnico e simbolicamente un popolo intero. «Daje!» ha urlato Gasp con la camicia bianca tutta sudata e le fiamme negli occhi. «Vinceremo il tricolor!», hanno cantato tutti gli altri, ebbri di felicità, persino i tifosi quasi sempre sobri della Montemario.
È stata una Roma incredibile quella che prima ha perso e poi ha vinto una partita a suo modo simbolica di tutto ciò che il calcio può rappresentare. Dicono che questo sia lo sport del Diavolo, a volte però ti porta in paradiso e ti fa sognare vette inimmaginabili. C’è anche la Roma lassù, insieme alla corazzata Inter. L’Atalanta stava per portare a casa un successo cinico e di misura dopo aver incassato 39 tiri, tra cui un palo e una traversa (…) e averne tentati appena due nella porta di Svilar.
A volte ci vogliono tre o quattro gare per produrre una mole così impressionante di conclusioni. La Roma ha riversato tutta questa potenza di fuoco in 90 minuti tambureggianti, densi di schemi, triangolazioni, pressione alta e verticalizzazioni, durante i quali ha perso la bussola solamente in tre occasioni: nell’azione del gol di Ederson e nei due contropiedi sprecati da Samardzic e Krstovic (…).
Anche la prova di sofferenza dell’Atalanta di Sarri meritava un plauso, almeno fino al crollo finale. Alla conta delle occasioni, però, sarebbe potuta finire un’altra volta in goleada a avore della Roma, come contro Fiorentina e Lecce. La squadra di Gasp ha tentato, ha esagerato, ha sprecato, s’è incaponita, però non s’è mai arresa, neppure al destino, mettendo la Dea alle corde. La linea difensiva giallorossa è rimasta quasi sempre alta per agevolare il forcing.
Carnesecchi ha visto arrivare gli avversari da ogni direzione: dalle fasce con le frecce Lulli (poi Molina) e Wesley, dal centro con gli inserimenti di Cristante e Koné, tra le linee con l’imprevedibilità di Mora e davanti con i movimenti di Malen, Dybala e di Castro e Soulé nel finale. I 45’ iniziali si sono conclusi con diciotto tiri a uno, 145 passaggi nella metà campo altrui a 69 e 7 corner a 0. (…).
Più dei dati, è stata una scena a raccontare la pressione alla quale è stata sottoposta la Dea: Carnesecchi, tra una parata e l’altra, a partire dalla mezz’ora ha cominciato a prendersela comoda sui rinvii, costringendo l’arbitro Colombo a ripetuti conti alla rovescia. La vera mossa di Sarri è stata l’avanzamento di Ederson. Così è nato l’1-0. (…). Giovedì a Istanbul la Gasp band debutterà in Champions in casa del Fenerbahçe: se continuerà a seguire questo spartito, non potrà che suonare un’altra indimenticabile sinfonia.
FONTE: Il Corriere dello Sport – G. Marota











