Una prova di forza. Questo aveva chiesto il Gasp. Perché la Roma ha strameritato di battere l’Atalanta, al di là del fatto che il successo si sia materializzato nei minuti di recupero, dopo una partita per cuori forti. Mettendo a referto la terza vittoria consecutiva. Riagganciando l’Inter in testa alla classifica. Tirando 39 volte contro un Carnesecchi versione pigliatutto. Ribaltando con meriti indiscutibili la squadra da lavori in corso che è ancora quella di Sarri che quasi per caso si era trovata pure in vantaggio. Andando oltre se stessa con il cuore, la testa, le gambe, l’anima, trascinata da tifosi meravigliosi, a dimostrazione di un gruppo che è un tutti per uno uno per tutti.
Prendendo atto con soddisfazione che chi entra dalla panchina quest’anno può fare la differenza: Castro non ha segnato solo per sfortuna; Balerdi (…) è molto più di un’alternativa e con Ghilardi ha ridato fiato e convinzione a tutta la squadra; Molina è uno che non si tira mai indietro e quando crossa non colpisce l’avversario che ha di fronte; Soulé è un mancino che sa essere decisivo e ha margini di miglioramento enormi (…). Rispetto alla prima Roma gasperiniana, sono due fattori che possono alimentare quel sogno del quale, da sempre, si nutre il popolo romanista. Ovvero: scontri diretti e capacità di ribaltare una partita. I due limiti principali della passata stagione. Nel campionato concluso al terzo posto, contro Inter, Juventus, Milan, Napoli, Atalanta e Como (…), i giallorossi fecero la miseria di sette punti su trentasei a disposizione (…). Sempre nella prima annata con il Gasp, quando la Roma andava sotto, solo una volta era riuscita a vincere la partita (a Firenze). Contro l’Atalanta c’è stata pure questa inversione di tendenza. Sogna Roma, sogna.
FONTE: La Repubblica – P. Torri











