Una squadra nella squadra. C’è un filo invisibile che unisce i vicoli di Trastevere alle strade di Buenos Aires. Quando la Roma ha chiuso in gloria la notte di campionato contro l’Atalanta sabato scorso nella bolgia dell’Olimpico ad un certo punto è sembrato di rivedere una delle scene di gioia dei giocatori argentini in giro per il mondo attorno al loro guru, che non era però Messi ma Dybala.
Perché con la spinta e la garra del nucleo argentino, cementato dalla Joya e ben assortito con Balerdi, Molina, Soulé e Castro, la Roma è riuscita a ribaltare il match con l’Atalanta. Un marchio di fabbrica che si sposa con le motivazioni fortissime dell'”argentino aggiunto” Hermoso, dei senatori giallorossi Mancini, Cristante, Pellegrini e pure quelle degli olandesi Malen, De Roon e Rensch.
La prima volta che cinque argentini giocano nella Roma insieme e ognuno con le proprie caratteristiche sono tutti destinati a lasciare il segno. Per restare all’Atalanta Balerdi ha ridato sicurezza al reparto arretrato scosso da Ederson. Castro ha colpito un palo esterno e una traversa. Soulé ha fatto il due a uno.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











