Era tutto pronto per trasformare l’Olimpico nelle quinte del Riccardo II: il re deposto, un nuovo sovrano pronto a prendersi scettro e corona. Ma ogni opera merita un finale a sorpresa. Il primo braccio di ferro per lo scudetto ha detto che per capire chi lo vincerà, questo scudetto, bisognerà armarsi di pazienza. La Roma, l’ambiziosa aspirante al trono, è forse quella che esce con le ferite più profonde, scoprendo che l’Inter campione d’Italia è una squadra immortale.
Nel giorno dell’addio a Sandro Mazzola, un altro mito della storia interista ha rimesso in ordine le cose, soffocando l’eco dei clacson romanisti pronti a scatenarsi. Lautaro Martinez, chi altro: numero 10 e capitano, l’erede contemporaneo del mito scomparso, presente, Lautaro e futuro. L’Mvp del campionato scorso, forse l’unico vero fuoriclasse che la Serie A sia in grado di esporre in vetrina: è lui, sempre lui, a decidere i destini della squadra di Chivu. E di una partita giocata a ritmi inglesi, quattro gol, emozioni continue, un copione mai prevedibile. Nemmeno quando Manu Koné, la perversione sportiva di Chivu che ha inutilmente provato a portarlo a Milano per tutta l’estate di un anno fa, infilava due volte la porta interista.
L’Olimpico si è risvegliatosi di colpo dopo appena 50 secondi della ripresa. Un contropiede disegnato e concluso da Lautaro ha punito il vizio della Roma di tornare in campo distratta. «In quell’occasione siamo stati presuntuosi e superficiali», la sentenza di Gasperini, che nei 90 minuti ha cambiato tutti e tre i difensori. Mai tenere aperta una partita che potresti uccidere. Soprattutto quando in campo c’è Lautaro. E infatti prima di chiudere con il sigillo del 2-2 il pomeriggio di fuochi d’artificio s’era anche concesso il lusso di mandare sulla traversa una respinta facile facile. «Mi fa sempre gol», ha ammesso Gasp, che con l’Inter non vince da una vita, 5 pareggi e ll sconfitte negli ultimi 16 incroci.
FONTE: La Repubblica



PRIMAVERA • MILAN-ROMA 0-1 (TABELLINO)







