L’Olimpico ha applaudito i suoi eroi, commosso e grato come se fosse già consapevole che da questa dolorosa ferita potrà germogliare un nuovo seme. (…) . Il sogno di Gasp e dei suoi uomini è andato oltre gli ostacoli sentimentali, ha sconfitto la paura di non farcela e ha superato ogni barriera tattica, fino a infrangersi al cospetto di uno scoglio tecnico oggettivamente troppo alto. Il risultato finale sembra una condanna a morte in una notte di vita: il Real di Mourinho ha vinto 4-3 dopo essere andato sotto due volte (…) e nel secondo caso essere praticamente crollato muso a terra con la doppietta di Malen, infilatosi nella difesa fragile di José come una lama nel burro. Poi, dopo il terzo gol, il giocattolo di Gian Piero si è inceppato.
Gli ospiti sono saliti di tono, i giallorossi hanno finito per indietreggiare al punto da trasformare la loro area in un bunker dopo aver preso d’assalto quella degli avversari per 80 minuti. Espì ed Endrick – (…) – hanno rialzato il Real. Ma è stato l’ex Rüdiger a punire oltremodo la Roma con la quarta rete al 90′. In sette minuti è cambiata la storia: il Madrid ha segnato tre gol in mischia neutralizzando in un baleno l’incredibile mole di gioco prodotta dalla Roma. Anche così vincolo le regine d’Europa, anche così perdono le corazzate in costruzione.
Aveva ragione Mou, (…) : lo stadio non ha soltanto partecipato alla festa per il ritorno della Champions a 2.800 giorni di distanza, ma ha pure giocato con la voce. Ogni palla recuperata dai giallorossi è stata accompagnata da un’ovazione, ogni contrasto ha avuto il potere di accendere 65 mila anime. Sulle ali di questa spinta, la Roma è stata tambureggiante. Altro che timore reverenziale: gli assatanati di Gasp si sono mangiati i nobili spagnoli, (…) . Mourinho aveva alzato Valverde sulla linea di Bellingham in fase di possesso, modificando il 4-2-3-1 in 4-1-4-1, con l’idea di schiacciare gli avversari, la scelta però ha finito per aprire una voragine in mezzo al campo nei momenti in cui i giallorossi tornavano padroni della sfera.
Così, da ogni riconquista usciva qualcosa di buono: un contropiede, un tiro, un accerchiamento tale da mandare sei o sette uomini in area. Quando si sono accesi gli argentini Dybala e Soulé, il forcing è diventato uno show. Paulo, Mati, poi Hermoso e Wesley hanno creato i primi pericoli. La Roma era talmente in palla che l’infortunio di Koné, anziché scoraggiare gli animi, li ha rinvigoriti. A forza di attaccare, è arrivato gol di De Roon, innescato da un recupero di Dybala in versione mediano. L’euforia a quel punto è dilagata, ma la Roma non aveva fatto i conti con Mbappé, un fulmine nell’approfittare del liscio di Hermoso per l’1-1. Finita la magia? Macché. L’ingresso di Mora (…) ha di nuovo riacceso la Roma: è stato Rodrigo ad aprire quelle praterie in cui Malen è andato a nozze con due reti sul filo del fuorigioco, nel primo caso sfruttando l’assist del portoghese e nel secondo quello di Soulé. Sembrava finita, poi sono entrati Endrick, Bernardo, Carreras, Espì e Güler ed è cambiata la musica. I campioni dello Special arrivavano da tutte le parti mentre gli inossidabili di GPG, colpevolmente, si chiudevano. (…)
FONTE: Il Corriere dello Sport – G. Marota











