In novanta minuti la Roma ha incassato gli stessi gol che aveva subito in sette giornate di campionato. Ma la fragilità apparente non inganni troppo: certe serate, pur se di sofferenza, sono davvero diverse da tante altre in cui a ogni gol corrisponde un errore da correggere. (…). Quando prendi tre colpi e li restituisci, e magari vai pure sotto due volte e non perdi, allora lì c’è la conferma che esiste davvero una squadra. «Non molliamo mai, non molliamo da due anni in realtà», ha detto Gianluca Mancini, uno dei leader di questo gruppo plasmato a immagine e somiglianza di Gasp. «Forse ci è capitato una sola volta di cadere e non rialzarci, a Milano con l’Inter ad aprile».
Ecco: da quel giorno la Roma non ha più perso, mettendo in fila 15 risultati utili consecutivi a cavallo delle due stagioni, scalando la classifica del 2025-26 fino al terzo posto e poi ripresentandosi, quest’anno, con velleità da scudetto. «Anche stavolta ci siamo battuti – … – rimontando da 2-0 a 2-2, prendendo il terzo e poi credendo di potercela fare. La cosa importante è non abbattersi e reagire a quello che succede. Ne abbiamo presi tre e fatti tre, quindi per come si era messa la partita un punto va bene».
Mancini ha applaudito anche le cosiddette “seconde linee”, che poi tanto seconde non sembrano essere visto il loro impatto: «È tanto forte anche chi entra dalla panchina. Balerdi, Molina, Ghilardi, Mora: nessuno abbassa il ritmo della partita, tutti danno quella qualità in più. E la squadra resta sempre attiva al massimo».
È sembrato molto soddisfatto del pareggio del Maradona anche Molina. «Se vogliamo restare là sopra, un punto su questo campo è importante – il suo pensiero a fine partita – Io ci credo tanto in questa Roma, però so che bisogna lavorare pensando di poter vincere ogni partita». La forza della rosa è palese in campo e pure fuori. «C’è un grandissimo gruppo, di qualità anche umana. Questi sono gli ambienti in cui si possono fare cose belle».
(…), la colonia argentina aiuta a portare allegria, competitività e grinta. Loro, i figli di Baires e dintorni, ce l’hanno nel Dna. Sono in cinque a Trigoria: lui, Dybala, Soulé, Balerdi e Castro. «Bellissimo ritrovarsi e parlare la stessa lingua. C’è anche Hermoso che sta sempre insieme a noi». Quando in un gruppo si sta così bene, si pensa meno anche alle esclusioni e alle scelte tecniche. «In panchina o da titolare non mi cambia, Gasperini sa che può anche utilizzarmi a sinistra o dove vuole lui. In ogni caso, io porto il sangue». (…).
FONTE: Il Corriere dello Sport – G. Marota











